“Nessuna crisi. Si va avanti”.
Martino Tamburrano, sindaco di Massafra, risponde così alle dichiarazioni lanciate dal palco il giorno prima da Michele Mazzarano, vicesegretario regionale del Partito Democratico, che all’indomani della vittoria in Provincia aveva invitato il primo cittadino a rivalutare la posizione della sua maggioranza. Invece il consigliere provinciale del Pdl rispedisce al mittente il messaggio, come se nulla fosse, perché per lui nulla è stato: “Onore al merito – dice –. Florido ha vinto. È venuto a Massafra a ringraziare, ma credo che il merito di questa attenzione sulla nostra città l’abbia creato io, con una campagna elettorale volta a pretendere voce in capitolo per una città che vuole risposte alle tante richieste”. Per Tamburrano non si è trattato di una sconfitta, anzi: “Il Pdl a Massafra ha vinto, eleggendo in maniera chiara al primo turno due consiglieri provinciali, cosa che non era mai accaduta. Chi fa certe dichiarazioni dopo il secondo turno mi fa pensare che non sappia fare politica”. Però il secondo turno ha premiato il Pd, e Tamburrano ne ha la spiegazione: “Il secondo turno è stato condizionato da basse percentuali al voto, e soprattutto credo debba ringraziare ancora la città. Quel voto è stato il rigetto dell’accordo tra Pdl e Cito. Non si può dire alla gente di dimenticare quello che si era detto una settimana prima. Votando così i cittadini hanno salvato l’onore della città”. Punta il dito sull’accordo Pdl – Cito, al quale era stato contrario, obbligato ad accettarlo: “Sono un uomo di partito. Ho fatto la mia campagna elettorale. Sono abituato ad essere molto coerente. Oggi prendo atto che Rana non ha vinto e che le responsabilità vanno ricercate”. Chiede impegno a Florido, tendendo una mano e richiamandolo su alcuni temi: “Ora speriamo che Florido sostenga finanziariamente il nostro carnevale e il nostro palio, che si accorga delle nostre Strade Provinciali dissestate, che si accorga delle necessità e dello stato delle nostre scuole, come l’Amaldi, la scuola d’arte, il cantiere del Liceo, l’istituto Agrario ed altre. Rivogliamo il Paisiello a Massafra, perché vi studiavano 50 nostri studenti. Se lui lo riterrà sarò il suo collaboratore più vicino in qualità di sindaco e di consigliere provinciale. La mia opposizione sarà rigida ma leale, di confronto alto e di scontro garbato, se sarà necessario”. Contento, comunque, per il risultato politico. Massafra ha quattro consiglieri provinciali. Una mentalità che sta cambiando: “La politica a Massafra ha oggi il merito di aver attratto le attenzioni provinciali, regionali e nazionali su di se. Credo che finalmente quello che avevamo detto qualche anno fa si sta avverando. Massafra sta crescendo culturalmente, socialmente e anche politicamente. Credo molto nel dibattito politico, se questo porta ad una crescita della città”. Risponde a Mazzarano, senza escludere discussioni interne alla maggioranza: “L’amministrazione è solida. Ha lavorato bene e continua a farlo. Tutto quello che si fa lo si fa nell’interesse della città. Il centrodestra dibatterà sul voto espresso dalla città. Dobbiamo riorganizzare il partito, individuando il segretario cittadino ed un direttivo responsabile dei vari dipartimenti. Se c’è qualcuno che ha lavorato male si percepirà nella maggioranza. Le valutazioni verranno fuori dalla riunione di maggioranza, nella quale inviterò i rappresentanti della Dc e della Lista Tagliente. Poi c’è la disponibilità a portare avanti il programma di Fedele e Lasigna”. Annuncia la prossima battaglia: “La riapertura dell’ospedale”. Graziano Fonsino - Corriere del Giorno
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E, anche se la sua cifra è stata sempre quella di un misurato e garbato gentiluomo, egli è diventato oggettivamente complice delle intemperanze e delle volgarità di chi al suo fianco insolentiva i suoi ex amici Tarantino, Scalera e Poli Bortone. A nostro parere tali apparizioni televisive hanno fatto perdere a Rana gran parte dei consensi acquisiti al primo turno». La «Taranto sana e civile», spiegano Guadagnolo e Introcaso «aveva chiesto a Rana di non fare quell’accordo. Quella città che abbiamo evocato ha alzato la testa e si è regolata di conseguenza. O ha votato Florido o non è andata a votare. Noi avevamo consigliato al prof. Rana di correre da solo presentandosi alla città con la sua storia, la sua cultura, il suo essere una persona per bene. Avrebbe avuto certamente più chance. Non siamo stati ascoltati né da Rana né dal gruppo dirigente del Pdl». Le responsabilità: «Quando le linee e le scelte politiche sui destini della nostra città vengono operate in qualche salotto buono di un’altra provincia senza che un gruppo dirigente abbia la schiena dritta per opporvisi i risultati non possono essere che questi. In un partito nel quale non c’è confronto e dibattito politico le scelte demandate ad una sola persona non danno mai buoni frutti. Nel centro destra c’è un problema di agibilità democratica e politica. Occorre ripensare il partito e l’articolazione interna della sua vita democratica. Fino a quando non cambierà questo status errori come quelli commessi saranno sempre più frequenti».
«Se questa per l’opposizione è una vittoria, noi vogliamo sempre perdere così...». Il giorno dopo i ballottaggi delle amministrative, Silvio Berlusconi sceglie l’arma dell’ironia per colpire il centrosinistra, e quella della matematica per illustrare la dimensione dell’affermazione della maggioranza: il centrodestra, che governava solo 9 delle province in palio, ora ne guida 34 e gli italiani amministrati da giunte imperniate sul Pdl passano, nelle province dove si è votato, da 5 milioni a 21 milioni. Berlusconi non è solo nello sbeffeggiare gli avversari. Da Ignazio La Russa («10-100-1000 di queste sconfitte) a Maurizio Gasparri («Franceschini ha subito una disfatta, che non se ne renda conto ci preoccupa per il suo futuro»), in tanti seguono le orme del premier. Ma c’è anche un altro motivo per il quale nel centrodestra si guarda con soddisfazione al risultato del voto: l’inchiesta di Bari, diventata di dominio pubblico proprio nell’intervallo tra i due turni delle amministrative, non ha spinto il Pd oltre una dignitosa tenuta delle posizioni. Insomma, per dirla con il sottosegretario Paolo Bonaiuti «la politica del pettegolezzo non ha vinto». Anche se è altrettanto vero che la vicenda delle ragazze ospiti di Palazzo Grazioli, con il suo strascico di polemiche, ha frenato l’avanzata del Pdl. Anche per questo motivo, nel centrodestra, più del Pdl, è la Lega Nord a sentirsi davvero vittoriosa. Determinante nella riconquista delle province del Nord finite a sinistra (come Milano e Venezia), soddisfatta per il flop del referendum elettorale, ora il Carroccio può alzare il prezzo: «Abbiamo un quarto dei voti della coalizione, un terzo dei voti del Pdl. Quindi, se l’anno prossimo si vota in 13 regioni, ne vogliamo noi almeno tre del Nord», proclama il ministro Roberto Calderoli. Nonostante l’esultanza del centrodestra, nel campo dei Democratici non si respira aria di Caporetto. I risultati del Centro-Sud, la tenuta di alcune importanti realtà del Nord come Torino e Padova, e la stessa sconfitta di misura a Milano, fanno dire all’ex ministro del Pd Luigi Berlinguer che «la notte è passata». Ai Democratici si impone però il problema delle alleanze. L’Idv di Antonio Di Pietro o l’Udc di Pier Ferdinando Casini? Massimo D’Alema, che non ha mai nascosto di voler allargare l’alleanza all’Udc, vede «un’interessante capacità di costruire alleanze oltre il centrosinistra, e dove questo è avvenuto, ha dato risultati positivi». A chiedere chiarezza è il leader dell’Italia dei Valori, che fa sapere di non avere intenzione di aderire ad un’alleanza che veda tra i suoi soci anche i centristi dell’Udc: «Il Pd deve decidere che cosa vuole fare da grande e poi, solo dopo, possiamo parlare di possibili alleanze». Tra l’altro, osserva, «nelle recenti elezioni ha pesato per il Pd più l’Idv nelle situazioni in cui si è raggiunto un accordo». «Non staremo con un Pd - sottolinea Di Pietro - che sta con un piede in una scarpa con l’Udc, un piede in un’altra scarpa, e rischia di rimanere senza scarpe». 
Alle 22:00 ha votato il 32.2% dei Massafresi aventi diritto. La media provinciale è stata del 30.6%. Si vota anche Lunedì fino alle 15:00.
nno, come fa ora ad essere alleato di Cito?
On. Franzoso, alleanza difficile quella con Cito? «No, è anzi naturale e coerente, perché tutte le forze che sostengono il professor Rana appartengono ad un’area culturale e politica omogenea. E’ sul versante Florido, piuttosto, che c’è una innaturalità di fondo». Ma Cito continua ad attaccarla... «Non mi sento colpito da lui politicamente. Cito ha attaccato alcuni aspetti che attengono alla mia sfera personale. Io distinguo tra i diversi contesti e preferisco guardare agli aspetti nobili della politica, atteso che in gioco è il futuro dell’amministrazione provinciale, che ha bisogno di un quadro politico di riferimento coerente». In caso di vittoria non teme che possa essere difficile gestire la presenza di AT6? «La fase gestionale attiene al programma, che AT6 aveva già sottoscritto e che oggi ha riconfermato tornando col centrodestra dopo una fase di sbandamento». Nel Pdl non tutti hanno condiviso questa scelta. Teme contraccolpi? «Io invito ad evitare di offrire il fianco agli avversari. Guardiamo avanti, ai programmi già sottoscritti che restano immutati. Riflettiamo invece su quella incoerente ammucchiata che fa capo a Florido». Perché parla di “ammucchiata”? «Cosa c’è di politico in una alleanza tra nove partiti totalmente eterogenei? Quali garanzie di governabilità possono offrire? Cosa c’entrano Casini, la Poli Bortone, i Cesa, i Buttiglione con Diliberto, Di Pietro, Vendola, Ferrero? E’ una aberrazione per salvaguardare inqualificabili ed egoistici riposizionamenti, che qualcuno vorrebbe nobilitare come “laboratorio” politico, esercitati sulla testa dei tarantini». Per il Pdl non sarebbe stato più naturale l’alleanza col Terzo Polo? «Ho lavorato per questo, per l’apparentamento con l’intero Terzo Polo, AT6 compresa. Ma evidentemente dall’altra parte c’erano disegni che andavano oltre Taranto e i tarantini. Casini aveva detto che mai si sarebbe alleato con Di Pietro e con Vendola. Ora chiuderanno la campagna elettorale a braccetto e forse a braccetto li rivedremo alle regionali...» Enzo Ferrari
Nella tarda mattinata di oggi è stato sottoscritto presso la Corte d'Appello di Taranto l'apparentamento ufficiale tra le liste che compongono la coalizione che sostiene il Prof. Domenico Rana e la lista AT6 che fa riferimento a Giancarlo Cito.