«Qualcuno ci vuole mettere da parte». È il grido d’allarme del sindaco di Massafra, Martino Tamburrano, che a campagna elettorale ormai partita tira in ballo le prossime regionali e parla della sua città, che negli ultimi anni è rimasta senza un rappresentante in seno alla massima assise pugliese. Una condizione che ha sicuramente nociuto alla città delle Gravine, che più volte si è vista sbattere la porta in faccia dopo aver avanzato alcune richieste alla Giunta Regionale, oggi presieduta da Nichi Vendola. Si riavvicinano le elezioni e si rifà vivo il problema del ‘mordi e fuggi’, ossia quella situazione in cui molti politici ‘esterni’ arrivano, prendono voti massafresi e poi scappano via. Qualcuno nel centrodestra vuol fare le scarpe a Massafra, almeno questo fa intendere e dice il primo cittadino massafrese: «Sto notando alcuni accerchiamenti da parte di qualche dirigente del mio partito, e parlo soprattutto di qualche parlamentare, che vogliono isolare la nostra città, utilizzando qualcuno degli esponenti locali poco esperti, cercando di dividere». Per questo motivo Tamburrano annuncia la convocazione di un tavolo, al quale parteciperanno tutti gli esponenti locali del Popolo della Libertà, per decidere sulle mosse da adottare per far valere la propria voce in merito alle candidature delle prossime elezioni regionali: «Faremo una riunione di gruppo, consiglieri ed assessori, nella quale stabiliremo chi saranno i dirigenti di partito e chi proporremo come candidato alle regionali, partendo dalla forza numerica dell’ex partito di Forza Italia, ma soprattutto dall’impegno che ognuno di noi ha profuso dall’atto dell’insediamento di questa Giunta. Lo faremo con serenità, onestà, con concretezza e soprattutto tenendo conto di quelle che sono le esigenze e le attenzioni dei cittadini di Massafra». Chiusura, quindi, a voci esterne alla città massafrese. Una presa di posizione, soprattutto dichiarazioni, nei confronti dei piani alti della dirigenza pugliese del partito, che qualcuno non prenderà bene. Tamburrano chiede un ruolo importante, primario, per la sua città all’interno del Pdl, chiede spazio per Massafra e per i suoi candidati, che dovranno essere candidati con la concreta possibilità di poter approdare in consiglio Regionale. Il tutto naturalmente con l’obiettivo di dare maggior peso alla città nel caso in cui il centrodestra vinca le elezioni e torni a governare la Puglia. Magari proprio Tamburrano potrebbe far parte di quella lista di candidati di cui lui stesso parla, anche se da Palazzo di Città sono pronti a smentire, almeno per il momento, le voci che il sindaco di Massafra possa decidere di mettersi in gioco per una poltrona regionale. Il toto candidature è cominciato, e già si vedono nubi all’orizzonte. Graziano Fonsino [Corriere del Giorno]. Foto: L. Seriocategoria:politica, elezioni, massafra, regione, martino tamburrano, pdl massafra








[Foto: Luigi Serio]
In riferimento alle dichiarazioni dell’assessore provinciale Vito Miccolis apparse su alcuni organi di stampa, il sindaco Martino Tamburrano intende esternare alcune considerazioni. “E’ una falsa partenza quella del neo assessore provinciale. In sede di Conferenza di Servizi – continua il sindaco - per la realizzazione di un impianto a biomasse liquide in territorio di Taranto ho espresso il parere in base ai dati “ecologici” in mio possesso e limitatamente all’adduzione della condotta in territorio massafrase (passaggio dei tubi). Il neo assessore farebbe bene – afferma Tamburrano - a non sollevare polvere per mascherare il suo voto che tra pochi giorni sarà “cordialmente invitato” ad esprimere circa il raddoppio della centrale ENI di Taranto. Inoltre la “citata polvere” di Miccolis certamente non annebbierà le menti dei cittadini massafresi sulle problematiche inerenti alla situazione dell’Ospedale di Massafra. Infatti è bastato un piccolo accenno in Consiglio Comunale ed ecco… vengono adottate situazioni diversive atte a distogliere l’attenzione della popolazione. L’assessore Vito Miccolis ed il suoi compagni sappiano che martedì 22 settembre p.v. terrò una Conferenza stampa, proprio per denunciare lo stato di salute dell’Ospedale Civile Matteo Pagliari” di Massafra”. Il sindaco così conclude: “partenza falsa. In tutti i sensi”. www.pdlmassafra.it (foto L. Serio).
Altro che “ Puglia migliore”.
E, anche se la sua cifra è stata sempre quella di un misurato e garbato gentiluomo, egli è diventato oggettivamente complice delle intemperanze e delle volgarità di chi al suo fianco insolentiva i suoi ex amici Tarantino, Scalera e Poli Bortone. A nostro parere tali apparizioni televisive hanno fatto perdere a Rana gran parte dei consensi acquisiti al primo turno». La «Taranto sana e civile», spiegano Guadagnolo e Introcaso «aveva chiesto a Rana di non fare quell’accordo. Quella città che abbiamo evocato ha alzato la testa e si è regolata di conseguenza. O ha votato Florido o non è andata a votare. Noi avevamo consigliato al prof. Rana di correre da solo presentandosi alla città con la sua storia, la sua cultura, il suo essere una persona per bene. Avrebbe avuto certamente più chance. Non siamo stati ascoltati né da Rana né dal gruppo dirigente del Pdl». Le responsabilità: «Quando le linee e le scelte politiche sui destini della nostra città vengono operate in qualche salotto buono di un’altra provincia senza che un gruppo dirigente abbia la schiena dritta per opporvisi i risultati non possono essere che questi. In un partito nel quale non c’è confronto e dibattito politico le scelte demandate ad una sola persona non danno mai buoni frutti. Nel centro destra c’è un problema di agibilità democratica e politica. Occorre ripensare il partito e l’articolazione interna della sua vita democratica. Fino a quando non cambierà questo status errori come quelli commessi saranno sempre più frequenti».
«Se questa per l’opposizione è una vittoria, noi vogliamo sempre perdere così...». Il giorno dopo i ballottaggi delle amministrative, Silvio Berlusconi sceglie l’arma dell’ironia per colpire il centrosinistra, e quella della matematica per illustrare la dimensione dell’affermazione della maggioranza: il centrodestra, che governava solo 9 delle province in palio, ora ne guida 34 e gli italiani amministrati da giunte imperniate sul Pdl passano, nelle province dove si è votato, da 5 milioni a 21 milioni. Berlusconi non è solo nello sbeffeggiare gli avversari. Da Ignazio La Russa («10-100-1000 di queste sconfitte) a Maurizio Gasparri («Franceschini ha subito una disfatta, che non se ne renda conto ci preoccupa per il suo futuro»), in tanti seguono le orme del premier. Ma c’è anche un altro motivo per il quale nel centrodestra si guarda con soddisfazione al risultato del voto: l’inchiesta di Bari, diventata di dominio pubblico proprio nell’intervallo tra i due turni delle amministrative, non ha spinto il Pd oltre una dignitosa tenuta delle posizioni. Insomma, per dirla con il sottosegretario Paolo Bonaiuti «la politica del pettegolezzo non ha vinto». Anche se è altrettanto vero che la vicenda delle ragazze ospiti di Palazzo Grazioli, con il suo strascico di polemiche, ha frenato l’avanzata del Pdl. Anche per questo motivo, nel centrodestra, più del Pdl, è la Lega Nord a sentirsi davvero vittoriosa. Determinante nella riconquista delle province del Nord finite a sinistra (come Milano e Venezia), soddisfatta per il flop del referendum elettorale, ora il Carroccio può alzare il prezzo: «Abbiamo un quarto dei voti della coalizione, un terzo dei voti del Pdl. Quindi, se l’anno prossimo si vota in 13 regioni, ne vogliamo noi almeno tre del Nord», proclama il ministro Roberto Calderoli. Nonostante l’esultanza del centrodestra, nel campo dei Democratici non si respira aria di Caporetto. I risultati del Centro-Sud, la tenuta di alcune importanti realtà del Nord come Torino e Padova, e la stessa sconfitta di misura a Milano, fanno dire all’ex ministro del Pd Luigi Berlinguer che «la notte è passata». Ai Democratici si impone però il problema delle alleanze. L’Idv di Antonio Di Pietro o l’Udc di Pier Ferdinando Casini? Massimo D’Alema, che non ha mai nascosto di voler allargare l’alleanza all’Udc, vede «un’interessante capacità di costruire alleanze oltre il centrosinistra, e dove questo è avvenuto, ha dato risultati positivi». A chiedere chiarezza è il leader dell’Italia dei Valori, che fa sapere di non avere intenzione di aderire ad un’alleanza che veda tra i suoi soci anche i centristi dell’Udc: «Il Pd deve decidere che cosa vuole fare da grande e poi, solo dopo, possiamo parlare di possibili alleanze». Tra l’altro, osserva, «nelle recenti elezioni ha pesato per il Pd più l’Idv nelle situazioni in cui si è raggiunto un accordo». «Non staremo con un Pd - sottolinea Di Pietro - che sta con un piede in una scarpa con l’Udc, un piede in un’altra scarpa, e rischia di rimanere senza scarpe». 

Un breve commento sulle alleanze costituitesi per l’elezione del Presidente della Provincia di Taranto. A sostegno del prof. DOMENICO RANA, candidato dalla coalizione di centrodestra, si è avuto l’apparentamento con due liste che si sono aggiunte allo schieramento iniziale, la Fiamma Tricolore e At6 dell’on. Giancarlo Cito. Trattasi, come noto, di partiti da sempre schierati nell’area di centrodestra, mai resisi protagonisti di ribaltoni o scelte camaleontiche. Nel versante opposto, la coalizione del centrosinistra, con candidato il Presidente uscente Giovanni Florido, al raggruppamento iniziale, costituito da 7 liste, ha accorpato altri 8 partiti. In tutto 15 partiti, con l’aggiunta, davvero stupefacente, di associare nella coalizione due candidati presidenti, Tarantino e Fisicaro, duramente contrapposti a Florido al primo turno. Tale situazione non abbisogna di molti commenti, si illustra da sola. Da una parte troviamo un raggruppamento omogeneo, con programmi simili, costituto da liste da sempre ben identificabili per sostenitori ed avversari. Un apparentamento coerente, che non calpesta i valori di appartenenza e che, messi da parte i personalismi, è in grado di lavorare in maniera coesa per il bene e nell’interesse del territorio. Dall’altra troviamo invece un’alleanza con dentro tutto e il contrario di tutto, dalla destra d.o.c. della Poli Bortone all’estrema sinistra di Rifondazione Comunista, passando per i centristi opportunisti dell’Udc, per gli ex forzisti di Tarantino e per i giustizialisti dell’Idv di Di Pietro, tutti assemblati da Florido per salvare a ogni costo la poltrona del potere. Quanto potrà durare questa “alleanza”? I primi segnali di disgregazione si sono già manifestati, con le dimissioni di autorevoli esponenti dell’Udc, contrari all’accordo con la sinistra, e di dirigenti di spicco di Rifondazione e dei Comunisti Italiani, che non hanno digerito l’accorpamento con la destra. Insomma, trattasi di una “armata brancaleone”, simile, anzi peggiore del governo Prodi di recente e sciagurata memoria. I cittadini jonici sono stanchi del trasformismo, di questo modo di gestire o mal gestire il potere, e sapranno scegliere. Anzi, potremmo affermare che hanno già scelto, se è vero come è vero che Florido ha perso al primo turno il 20% di voti rispetto alle elezioni precedenti, che lo videro vincente. Questo nonostante il potere alla Provincia, al Comune capoluogo e alla Regione e a tutto ciò che ne segue. Legandoci all’attualità e usando termini “scolastici”, potremmo dire che FLORIDO è stato BOCCIATO. Cari elettori, buon voto a tutti e che il futuro della nostra Provincia sia migliore! Fonte