mercoledì, 11 novembre 2009
«Qualcuno ci vuole mettere da parte». È il grido d’allarme del sindaco di Massafra, Martino Tamburrano, che a campagna elettorale ormai partita tira in ballo le prossime regionali e parla della sua città, che negli ultimi anni è rimasta senza un rappresentante in seno alla massima assise pugliese. Una condizione che ha sicuramente nociuto alla città delle Gravine, che più volte si è vista sbattere la porta in faccia dopo aver avanzato alcune richieste alla Giunta Regionale, oggi presieduta da Nichi Vendola. Si riavvicinano le elezioni e si rifà vivo il problema del ‘mordi e fuggi’, ossia quella situazione in cui molti politici ‘esterni’ arrivano, prendono voti massafresi e poi scappano via. Qualcuno nel centrodestra vuol fare le scarpe a Massafra, almeno questo fa intendere e dice il primo cittadino massafrese: «Sto notando alcuni accerchiamenti da parte di qualche dirigente del mio partito, e parlo soprattutto di qualche parlamentare, che vogliono isolare la nostra città, utilizzando qualcuno degli esponenti locali poco esperti, cercando di dividere». Per questo motivo Tamburrano annuncia la convocazione di un tavolo, al quale parteciperanno tutti gli esponenti locali del Popolo della Libertà, per decidere sulle mosse da adottare per far valere la propria voce in merito alle candidature delle prossime elezioni regionali: «Faremo una riunione di gruppo, consiglieri ed assessori, nella quale stabiliremo chi saranno i dirigenti di partito e chi proporremo come candidato alle regionali, partendo dalla forza numerica dell’ex partito di Forza Italia, ma soprattutto dall’impegno che ognuno di noi ha profuso dall’atto dell’insediamento di questa Giunta. Lo faremo con serenità, onestà, con concretezza e soprattutto tenendo conto di quelle che sono le esigenze e le attenzioni dei cittadini di Massafra». Chiusura, quindi, a voci esterne alla città massafrese. Una presa di posizione, soprattutto dichiarazioni, nei confronti dei piani alti della dirigenza pugliese del partito, che qualcuno non prenderà bene. Tamburrano chiede un ruolo importante, primario, per la sua città all’interno del Pdl, chiede spazio per Massafra e per i suoi candidati, che dovranno essere candidati con la concreta possibilità di poter approdare in consiglio Regionale. Il tutto naturalmente con l’obiettivo di dare maggior peso alla città nel caso in cui il centrodestra vinca le elezioni e torni a governare la Puglia. Magari proprio Tamburrano potrebbe far parte di quella lista di candidati di cui lui stesso parla, anche se da Palazzo di Città sono pronti a smentire, almeno per il momento, le voci che il sindaco di Massafra possa decidere di mettersi in gioco per una poltrona regionale. Il toto candidature è cominciato, e già si vedono nubi all’orizzonte. Graziano Fonsino [Corriere del Giorno]. Foto: L. Serio
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lunedì, 26 ottobre 2009

nino castiglia


Alle affermazioni degli esponenti di centrosinistra, in particolare a quelli del Partito Democratico, risponde il presidente del Consiglio Comunale di Massafra, Nino Castiglia. Il massimo rappresentante consiliare sbotta per le affermazioni che arrivano soprattutto dai massafresi, che hanno definito la seduta monotematica sulla questione ospedale una sorta di ‘farsa’ preelettorale. «Se si è convocato un Consiglio comunale monotematico sulla sanità – dice Castiglia – è perché si ritiene che le cose non vadano molto bene. Io sono il primo ad augurarmi che loro facciano tutti gli investimenti possibili affinché si riapra l’ospedale di Massafra, ma mi auguro anche che stiano dicendo la verità». Il presidente dell’Assise dice la sua: «Per me la verità, al momento, è che da 5 anni attendiamo l’ospedale che loro avevano promesso in campagna elettorale, quando vinsero proprio sull’onda degli errori di Fitto, e quell’ospedale oggi non c’è ancora. Se lo avremo tra un mese io farò loro i complimenti, ma mancano 4 mesi alle elezioni regionali, e al di là della politica, loro dissero che appena tornati al potere avrebbero ripristinato l’ospedale a Massafra. Che poi stiano per spendere per la sanità ionica oltre 30 milioni di euro a me fa piacere, ma l’ospedale per il momento è lo stesso di sei anni fa». Risponde, poi, a chi dice che ci vuole tempo per ricostruire quello che si è distrutto in pochi giorni: «A Terlizzi mi sembra che l’ospedale sia stato riaperto. Chiediamo solo chiarezza». Sul tema ‘Consiglio comunale’, risponde alla Ramunno, quando parla di ‘comizio comunale’: «Quando loro hanno fatto i cortei mi sembra che nessuno abbia mai parlato, da parte nostra, di messa in scena. A loro stavano a cuore le sorti dell’ospedale, come stanno a cuore a noi oggi. Le parti si sono invertite, Fitto ha pagato per i suoi errori, ma l’ospedale non c’è ancora. La responsabilità è di Fitto che ce l’ha tolto e di Vendola che non ce l’ha ancora restituito». Sulla disponibilità a collaborare dice: «Lavorano al governo da 5 anni, e noi in questi 5 anni non abbiamo mai fatto né cortei né sit-in. Quale disponibilità vogliono ancora?». Graziano Fonsino [Corriere del Giorno]. Foto: pdlmassafra.it

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martedì, 22 settembre 2009

Oggi ha inizio l’operazione verità sull’Ospedale di Massafra. Chi parla in questo modo è un “determinato” sindaco Tamburrano in conferenza stampa. Questa mattina il primo cittadino massafrese ha convocato un incontro per denunciare “quello che non è accaduto” all’ospedale di Massafra. Come lui stesso ha affermato, il presidente Vendola non ha mantenuto una delle sue promesse circa una riapertura dell’Ospedale Massafrese. Io – ha dichiarato Tamburrano – pur ricoprendo un ruolo in Forza Italia, scesi in piazza per difendere Massafra contro quel Piano di Riordino Ospedaliero di Raffaele Fitto. Lo feci con scienza e coscienza, me ne assunsi la responsabilità e ne pagai le conseguenze. Vendola promise di riportare ogni cosa com’era. Tutto vano, egli non ha modificato niente a Massafra, diversamente da come ha fatto a Terlizzi e a Fasano. Esponenti del PD, nell’Ospedale, hanno creato un avamposto politico del centro sinistra. La battaglia che iniziamo oggi sulla sanità massafrese – ha continuato il sindaco – sarà dura e impegnativa. Abbiamo aspettato la fine del mandato regionale perché è giusto concedere del tempo, ma oggi quel tempo è scaduto ed è giunto quello di dare risposte. Quanto prima invierò una lettera al presidente della Regione e all’Assessore alla Salute, concordata con le altre forze politiche consiliari, nella quale evidenzierò lo stato di salute del “M. Pagliari” e quanto sia stato grande l’inganno perpetrato ai danni dei cittadini massafresi. Il capogruppo consiliare Cosimo Fedele, indipendente ex PD, ha ricordato gli impegni assunti e mai mantenuti da Vendola ed ha espresso la volontà di costituire un Comitato permanente di Agitazione per la riapertura dell’ospedale di Massafra. Inoltre Fedele ha chiesto la convocazione di un Consiglio Comunale monotematico sull’argomento. L’assessore Giuseppe Marraffa ha chiarito alcuni aspetti circa la “ristrutturazione” delle sale operatorie e come i reparti ospedalieri siano stati “adibiti” a sede di uffici. All’incontro con la stampa hanno partecipato, oltre a Cosimo Fedele, i capigruppo consiliari Cosimo Semeraro (La Puglia Prima di Tutto) e Giuseppe Sportelli (AN). La conferenza si è conclusa con un “grido di battaglia”: la Città tornerà a mobilitarsi per riavere il suo ospedale. Questa volta lo farà contro il presidente della Regione Nichi Vendola.                                                                            [Foto: Luigi Serio]

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venerdì, 18 settembre 2009
In riferimento alle dichiarazioni dell’assessore provinciale Vito Miccolis apparse su alcuni organi di stampa, il sindaco Martino Tamburrano intende esternare alcune considerazioni. “E’ una falsa partenza quella del neo assessore provinciale. In sede di Conferenza di Servizi – continua il sindaco - per la realizzazione di un impianto a biomasse liquide in territorio di Taranto ho espresso il parere in base ai dati “ecologici” in mio possesso e limitatamente all’adduzione della condotta in territorio massafrase (passaggio dei tubi). Il neo assessore farebbe bene – afferma Tamburrano - a non sollevare polvere per mascherare il suo voto che tra pochi giorni sarà “cordialmente invitato” ad esprimere circa il raddoppio della centrale ENI di Taranto. Inoltre la “citata polvere” di Miccolis certamente non annebbierà le menti dei cittadini massafresi sulle problematiche inerenti alla situazione dell’Ospedale di Massafra. Infatti è bastato un piccolo accenno in Consiglio Comunale ed ecco…  vengono adottate situazioni diversive atte a distogliere l’attenzione della popolazione. L’assessore Vito Miccolis ed il suoi compagni sappiano che martedì 22 settembre p.v. terrò una Conferenza stampa, proprio per denunciare lo stato di salute dell’Ospedale Civile Matteo Pagliari” di Massafra”. Il sindaco così conclude: “partenza falsa. In tutti i sensi”. www.pdlmassafra.it (foto L. Serio).
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giovedì, 02 luglio 2009
La sanità ero stata il cavallo di battaglia alle scorse elezioni regionali.

Che la Sanità della Regione Puglia fosse uno dei cavalli di battaglia del centro-sinistra lo sapevano tutti. Ma che si arrivasse a questo, soprattutto dopo una campagna elettorale in cui Vendola aveva dipinto il piano di riordino sanitario Fitto come il morso di Dracula sul collo di un povero anemico, be’, questo era un po’ più difficile da immaginare. Ma ciò è ancora nulla rispetto a quanto evidenziato dalle vicende giudiziarie sulla questione della sanità pubblica e privata, che in Puglia è un nodo più aggrovigliato che altrove. La Procura di Bari stringe e tra i nomi spunta Tedesco, ex assessore alla Sanità (Pd) dimessosi in febbraio e che ora, caso strano, si appresta a subentrare al Senato a De Castro, neoeletto eurodeputato. C’è quello della Cosentino, manager della Asl di Bari. E c’è anche quello di Intini, amministratore del gruppo e amico di D’Alema. Iniziano a venir a galla così pesanti responsabilità dell’establishment del Pd, ma soprattutto si evince che l’attenzione giudiziaria sul Presidente del Consiglio stia fungendo da “ammortizzatore” per evitare che i media si concentrino sul vero fulcro dell’attività d’indagine relativa agli scandali della sanità convenzionata. Ecco la verità sulla sanità di Vendola: spese per il personale fuori controllo, debiti con i fornitori in crescita del 26% e soprattutto un «buco» nei bilanci di altri 500 milioni rispetto a quanto stimato dalla Regione. È impietosa la fotografia della sanità pugliese scattata dalla sezione regionale di controllo della Corte dei Conti: presenta numeri preoccupanti, e contiene qualche considerazione di carattere amministrativo che deve far riflettere. Tutti i bilanci del triennio 2005-2007 presentano perdite, complessivamente pari a 971 milioni di euro, contro i 481 milioni dichiarati dalla Regione. La differenza, 490 milioni, rappresenta una sorta di deficit occulto. Per le Asl di Bari, Foggia e Taranto e per gli Ospedali Riuniti di Foggia, i collegi sindacali non hanno espresso parere favorevole ai bilanci. Altro problema, quello del saldo di mobilità sanitaria (i pugliesi che vanno a farsi curare fuori dalla Puglia), arrivata a toccare i 183,4 milioni di euro. C’è poi la questione della spesa del personale che, nonostante i vincoli di legge, vede i manager continuare ad assumere chi vogliono senza alcun controllo. Ultimo capitolo, quello dei debiti, che nel 2007 hanno raggiunto la cifra di 2.428 milioni di euro di cui 1.438 nei confronti dei fornitori. Senza dimenticare che la Regione Puglia ha aumentato le addizionali regionali all’Irpef, l’aliquota Irap e le accise sulla benzina al massimo consentito dalla legge per far fronte all’aumento della spesa sanitaria. Quali sono stati i benefici? Che continuiamo a pagare più tasse e abbiamo la spesa sanitaria più elevata. “Predicavano bene  ma nei fatti hanno razzolato male”. Con queste parole può essere sintetizzato quello che sta accadendo alla sanità pugliese in queste ore e al governo di centro-sinistra.L’azzeramento della Giunta deciso da Vendola equivale alle sue dimissioni; è l’ammissione del totale fallimento del suo progetto politico di governo. Con il dimissionamento forzato dell’assessore alla Sanità, poi con la sospensione del manager della più grande Asl della Puglia e, infine, con l’azzeramento della Giunta Regionale, Vendola conferma di aver governato per 4 anni con modalità diametralmente opposte a quelle promesse nel 2005.
Altro che “ Puglia migliore”.



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giovedì, 02 luglio 2009
Nichi Vendola la bomba l’ha fatta esplodere al ritorno dal Canada. Giusto il tempo di atterrare a Palese e con un colpo di bacchetta magica ha fatto sparire la sua giunta. Tutto azzerato, si ricomincia da capo. La schiera dei suoi assessori da ieri è ufficialmente disoccupata. Tra loro anche i due tarantini Michele Pelillo e Massimo Ostillio. Il primo era arrivato allo scranno assessorile dopo una dura battaglia condotta dal Pd ionico. Il secondo vi era rimasto anche dopo aver smarrito strada facendo il cappello dell’Udeur. «La notizia — ammette il consigliere regionale Donato Pentassuglia, che è anche segretario provinciale del Pd tarantino — ci ha colti di sorpresa ieri sera. Vediamo cosa ci riferisce oggi il presidente in consiglio (la seduta è iniziata dopo mezzogiorno, ndr). Poi faremo le nostre valutazioni con il gruppo e con la segreteria regionale. Forse Vendola avrà voluto dare una accelerata per comporre il nuovo quadro politico con l’allargamento della maggioranza e ne avrà approfittato per rimescolare le carte». E la cronaca rosa-nera che rimbalza dal capoluogo pugliese? «Mi risulta — dice sempre Pentassuglia — che l’assessore Frisullo si fosse presentato dimissionario. Ripeto vi è necessità di ascoltare il presidente e capire le sue ragioni. Per Taranto credo che in generale non cambierà nulla, ma sono valutazioni tutte premature». Mino Borraccino, capogruppo dei Comunisti Italiani, scomoda Gramsci ed il dopoguerra: «Senza una alleanza con i moderati, la democrazia è a rischio. Per questo ritengo che Vendola abbia fatto bene ad azzerare la giunta e puntare all’allargamento della maggioranza. Bisogna fare come nel dopoguerra, con la costituzione del blocco democratico. C’è una nuova questione meridionale da affrontare e per farlo bisogna sconfiggere il progetto di Fitto che vuole fare della Puglia un governatorato di Berlusconi. La questione morale? In parte c’entra, Vendola lo ha detto ed ha agito bene». Ma sull’allargamento l’Udc frena: «Apprezziamo la straordinaria sensibilità del presidente della giunta regionale Vendola — affermano Antonio Scalera e Carlo Laurora dell’Udc — ma il nostro partito non si avvarrà di scorciatoie per entrare nella prossima giunta. I nostri elettori non capirebbero la scelta di aderire a una giunta Vendola-bis. Attendiamo, invece, le decisioni del partito a livello nazionale, ma nel frattempo continueremo a operare all’opposizione».

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venerdì, 26 giugno 2009
Sono tra quelli che possono prendersi il lusso di dire “Lo avevamo detto”. Mario Guadagnolo ed Eugenio Introcaso erano stati gli unici pidiellini ad uscire allo scoperto, invitando il Pdl a non fare accordi con Cito. «Crediamo — affermano — che tutti in città debbano darci atto che avevamo visto giusto e denunciato in maniera chiara ed inequivocabile le contraddizioni e la impraticabilità di un accordo con Cito». Due le contraddizioni che hanno portato il centrodestra alla sconfitta: «Quella di un appa–rentamento con chi aveva sbertucciato per tutta la campagna elettorale i dirigenti del Pdl e insultato il candidato presidente dandogli dell’”incapace”. L’altra contraddizione per il centro destra, partito di civile connotazione che ha come segno distintivo il rispetto dell’avversario, era l’apparen–tamento con chi ha elevato a sistema di lotta politica il dileggio e l’insulto. Questo grumo di contraddizioni è apparso subito evidente alla città e reso tangibile dalle discutibili performances televisive del candidato Rana accanto a Cito. Foto ArticoloE, anche se la sua cifra è stata sempre quella di un misurato e garbato gentiluomo, egli è diventato oggettivamente complice delle intemperanze e delle volgarità di chi al suo fianco insolentiva i suoi ex amici Tarantino, Scalera e Poli Bortone. A nostro parere tali apparizioni televisive hanno fatto perdere a Rana gran parte dei consensi acquisiti al primo turno». La «Taranto sana e civile», spiegano Guadagnolo e Introcaso «aveva chiesto a Rana di non fare quell’accordo. Quella città che abbiamo evocato ha alzato la testa e si è regolata di conseguenza. O ha votato Florido o non è andata a votare. Noi avevamo consigliato al prof. Rana di correre da solo presentandosi alla città con la sua storia, la sua cultura, il suo essere una persona per bene. Avrebbe avuto certamente più chance. Non siamo stati ascoltati né da Rana né dal gruppo dirigente del Pdl». Le responsabilità: «Quando le linee e le scelte politiche sui destini della nostra città vengono operate in qualche salotto buono di un’altra provincia senza che un gruppo dirigente abbia la schiena dritta per opporvisi i risultati non possono essere che questi. In un partito nel quale non c’è confronto e dibattito politico le scelte demandate ad una sola persona non danno mai buoni frutti. Nel centro destra c’è un problema di agibilità democratica e politica. Occorre ripensare il partito e l’articolazione interna della sua vita democratica. Fino a quando non cambierà questo status errori come quelli commessi saranno sempre più frequenti».Taranto Sera - La voce della città
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mercoledì, 24 giugno 2009

«Se questa per l’opposizione è una vittoria, noi vogliamo sempre perdere così...». Il giorno dopo i ballottaggi delle amministrative, Silvio Berlusconi sceglie l’arma dell’ironia per colpire il centrosinistra, e quella della matematica per illustrare la dimensione dell’affermazione della maggioranza: il centrodestra, che governava solo 9 delle province in palio, ora ne guida 34 e gli italiani amministrati da giunte imperniate sul Pdl passano, nelle province dove si è votato, da 5 milioni a 21 milioni. Berlusconi non è solo nello sbeffeggiare gli avversari. Da Ignazio La Russa («10-100-1000 di queste sconfitte) a Maurizio Gasparri («Franceschini ha subito una disfatta, che non se ne renda conto ci preoccupa per il suo futuro»), in tanti seguono le orme del premier. Ma c’è anche un altro motivo per il quale nel centrodestra si guarda con soddisfazione al risultato del voto: l’inchiesta di Bari, diventata di dominio pubblico proprio nell’intervallo tra i due turni delle amministrative, non ha spinto il Pd oltre una dignitosa tenuta delle posizioni. Insomma, per dirla con il sottosegretario Paolo Bonaiuti «la politica del pettegolezzo non ha vinto». Anche se è altrettanto vero che la vicenda delle ragazze ospiti di Palazzo Grazioli, con il suo strascico di polemiche, ha frenato l’avanzata del Pdl. Anche per questo motivo, nel centrodestra, più del Pdl, è la Lega Nord a sentirsi davvero vittoriosa. Determinante nella riconquista delle province del Nord finite a sinistra (come Milano e Venezia), soddisfatta per il flop del referendum elettorale, ora il Carroccio può alzare il prezzo: «Abbiamo un quarto dei voti della coalizione, un terzo dei voti del Pdl. Quindi, se l’anno prossimo si vota in 13 regioni, ne vogliamo noi almeno tre del Nord», proclama il ministro Roberto Calderoli. Nonostante l’esultanza del centrodestra, nel campo dei Democratici non si respira aria di Caporetto. I risultati del Centro-Sud, la tenuta di alcune importanti realtà del Nord come Torino e Padova, e la stessa sconfitta di misura a Milano, fanno dire all’ex ministro del Pd Luigi Berlinguer che «la notte è passata». Ai Democratici si impone però il problema delle alleanze. L’Idv di Antonio Di Pietro o l’Udc di Pier Ferdinando Casini? Massimo D’Alema, che non ha mai nascosto di voler allargare l’alleanza all’Udc, vede «un’interessante capacità di costruire alleanze oltre il centrosinistra, e dove questo è avvenuto, ha dato risultati positivi». A chiedere chiarezza è il leader dell’Italia dei Valori, che fa sapere di non avere intenzione di aderire ad un’alleanza che veda tra i suoi soci anche i centristi dell’Udc: «Il Pd deve decidere che cosa vuole fare da grande e poi, solo dopo, possiamo parlare di possibili alleanze». Tra l’altro, osserva, «nelle recenti elezioni ha pesato per il Pd più l’Idv nelle situazioni in cui si è raggiunto un accordo». «Non staremo con un Pd - sottolinea Di Pietro - che sta con un piede in una scarpa con l’Udc, un piede in un’altra scarpa, e rischia di rimanere senza scarpe».  


da www.ilpopolodellaliberta.it


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venerdì, 19 giugno 2009

Questa sera, alle ore 21:00, nel piazzale antistante il Centro Anziani (nei pressi dello Stadio comunale) a Massafra, si terrà la manifestazione conclusiva della campagna elettorale a sostegno del candidato Presidente della Provincia di Taranto Domenico RANA. Sarà l’occasione per spiegare ai cittadini la verità sulla gestione dei rifiuti nella Provincia di Taranto.


I CITTADINI SAPRANNO SCEGLIERE


Un breve commento sulle alleanze costituitesi per l’elezione del Presidente della Provincia di Taranto. A sostegno del prof. DOMENICO RANA, candidato dalla coalizione di centrodestra, si è avuto l’apparentamento con due liste che si sono aggiunte allo schieramento iniziale, la Fiamma Tricolore e At6 dell’on. Giancarlo Cito. Trattasi, come noto, di partiti da sempre schierati nell’area di centrodestra, mai resisi protagonisti di ribaltoni o scelte camaleontiche. Nel versante opposto, la coalizione del centrosinistra, con candidato il Presidente uscente Giovanni Florido, al raggruppamento iniziale, costituito da 7 liste, ha accorpato altri 8 partiti. In tutto 15 partiti, con l’aggiunta, davvero stupefacente, di associare nella coalizione due candidati presidenti, Tarantino e Fisicaro, duramente contrapposti a Florido al primo turno. Tale situazione non abbisogna di molti commenti, si illustra da sola. Da una parte troviamo un raggruppamento omogeneo, con programmi simili, costituto da liste da sempre ben identificabili per sostenitori ed avversari. Un apparentamento coerente, che non calpesta i valori di appartenenza e che, messi da parte i personalismi, è in grado di lavorare in maniera coesa per il bene e nell’interesse del territorio. Dall’altra troviamo invece un’alleanza con dentro tutto e il contrario di tutto, dalla destra d.o.c. della Poli Bortone all’estrema sinistra di Rifondazione Comunista, passando per i centristi opportunisti dell’Udc, per gli ex forzisti di Tarantino e per i giustizialisti dell’Idv di Di Pietro, tutti assemblati da Florido per salvare a ogni costo la poltrona del potere. Quanto potrà durare questa “alleanza”? I primi segnali di disgregazione si sono già manifestati, con le dimissioni di autorevoli esponenti dell’Udc, contrari all’accordo con la sinistra, e di dirigenti di spicco di Rifondazione e dei Comunisti Italiani, che non hanno digerito l’accorpamento con la destra. Insomma, trattasi di una “armata brancaleone”, simile, anzi peggiore del governo Prodi di recente e sciagurata memoria. I cittadini jonici sono stanchi del trasformismo, di questo modo di gestire o mal gestire il potere, e sapranno scegliere. Anzi, potremmo affermare che hanno già scelto, se è vero come è vero che Florido ha perso al primo turno il 20% di voti rispetto alle elezioni precedenti, che lo videro vincente. Questo nonostante il potere alla Provincia, al Comune capoluogo e alla Regione e a tutto ciò che ne segue. Legandoci all’attualità e usando termini “scolastici”, potremmo dire che FLORIDO è stato BOCCIATO. Cari elettori, buon voto a tutti e che il futuro della nostra Provincia sia migliore! Fonte pdlmassafra.it

giovedì, 18 giugno 2009
da del 17 giugno 2009:

«La v i l t à dell’affermazione del presidente Florido denuncia di per sé la carenza – peraltro di grande attualità – di civili argomentazioni politiche sulla vicenda in svolgimento a Taranto. E non solo. Mi sono sempre astenuto negli anni passati — il presidente Florido sa — dall’intervenire in una — ritengo sterile ed arbitraria — interpretazione del pensiero e dell’azione politica di Aldo Moro, la cui titolarità mi viene difficile scorgere a chi possa competere». Nicola Rana rompe il silenzio. Per la prima volta dopo 31 anni, lo storico segretario dello statista democristiano ucciso dalle Brigate Rosse e fratello del candidato presidente del centrodestra, parla di Moro. Lo fa per replicare ad alcune dichiarazioni del candidato del centrosinistra, Gianni Florido. Il presidente uscente aveva manifestato il suo dispiacere per l’accostamento tra il nome di Rana — che appunto gli evoca la grandezza di Moro — e quello di Giancarlo Cito in questa campagna elettorale. Parole che hanno sollecitato la reazione di Nicola Rana, che appunto per la prima volta dopo tanti anni esce dal suo rigoroso riserbo nel quale ha gelosamente custodito la memoria di Aldo Moro.
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Conteggio dal 14/09/2008