L'Accordo - È previsto che al laminatoio a freddo la fermata duri 9 settimane al posto delle 13 previste. Un salario di 840 euro netti
TARANTO - Alla fine il Natale amaro dei lavoratori Ilva sarà mitigato da alcune concessioni che i sindacati dei metalmeccanici sono riusciti a strappare all’azienda, firmando ieri l’ac - cordo sulla cassa integrazione. Ridotto il numero dei lavoratori interessati all’applicazione dell’ammor tizzatore sociale: a casa resteranno, da dicembre a marzo (13 settimane) 2mila 146 unità rispetto alle 2400 circa previste. I cassintegrati del reparto Laminatoio a freddo, lì dove la crisi morde meno rispetto alle aree in cui si producono i coils, avranno uno «sconto»: da 13 a nove settimane, un mese in meno di sospensione a zero ore per ogni singolo dipendente. 
Crisi meno dura del previsto? Niente affatto. L’Ilva, firmando l’intesa con Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil, ha ribadito: «La flessione del mercato è grave e investe la produzione di coils. Sono necessarie la fermata e la riduzione di produzione degli impianti oltre alla riduzione del personale». E il futuro resta incerto così come hanno confermato ai segretari dei metalmeccanici - Fiusco, Lazzaro e Palombella - i vertici dell’Ilva: il capo del personale Pietro De Biasi, l’ingegner Italo Biagiotti.
L’accordo, da lunedì prossimo, sarà al vaglio dei lavoratori del Gruppo Riva (previste assemblee in fabbrica); il documento prevede la cassa integrazione a rotazione nei vari reparti: due settimane di stop dei dipendenti e poi il ritorno al lavoro. Prima, però, gli operai esauriranno le ferie a propria disposizione per attenuare gli effetti della cassa (in questo senso è previsto anche l’utilizzo dei permessi retribuiti per il 2009). Secondo un calcolo all’ingrosso, quindi, la cassa integrazione scatterà, effettivamente, a gennaio. Lì dove sono stati individuati gli esuberi sarà azzerato lo straordinario di cui, comunque, l’azienda prevede il contenimento. Personale che, altrimenti, verrebbe posto in cassa integrazione sarà destinato ai reparti dove si renderà necessario intervenire per carenza di organico. Non sono interessati agli esuberi i reparti nei quali, oltre ai lavoratori Ilva, vi sono unità assunte con contratto interinale (queste ultime non potranno, quindi, sostituirsi al personale in cassa integrazione ordinaria).
Ma quanto troveranno in busta paga i dipendenti in cassa integrazione a partire da dicembre? I sindacati chiedevano al Gruppo Riva un trattamento economico «dignitoso» che permettesse ai dipendenti in cassa a zero ore un salario di mille euro nette al mese. Il 90 per cento dei lavoratori dovrà, invece, accontentarsi di circa 840 euro nette: la somma prevista per la cosiddetta «fascia alta» dei cassintegrati. A questa cifra, per il mese di dicembre, si aggiungeranno: i 550 euro una tantum previsti dall’accordo sul contratto integrativo raggiunto dall’Ilva e dai sindacati qualche giorno fa a Milano; il rateo della tredicesima e del premio di produzione relativi al mese di dicembre nonché altri ratei, come quello del premio di risultato, sempre relativi al mese di dicembre «sulla scorta dei valori medi - è scritto nell’accordo - del bimestre ottobre-novembre 2008». I sindacati hanno chiesto al Gruppo Riva il pagamento del rateo di tredicesima anche ai cassintegrati per i mesi di gennaio e febbraio del 2009, ma l’azienda sul punto non ha fatto concessioni. L’Ilva ha confermato, infine, tutti gli interventi di miglioramento degli impianti dal punto di vista ecologico e ambientale. L’azienda sfrutterà il periodo di rallentamento produttivo per ristrutturare la batteria numero 4 della cokeria, procedendo al rifacimento delle testate dei forni di distillazione del coke, riducendo l’im - patto ambientale. Ribadita la volontà di procedere alla costruzione dell’impianto Urea per abbattere le emissioni di diossina.
Fulvio Colucci, La Gazzetta del Mezzogiorno