giovedì, 02 luglio 2009
«Una giornata storica», l’hanno definita Stefania Prestigiacomo e Nichi Vendola. Stamattina all’Ilva è stato inaugurato l’impianto a tecnologia urea che consentirà un drastico abbattimento delle emissioni di diossine. Un evento che ha visto la partecipazione di ospiti d’eccezione: oltre al ministro ed al governatore, c’erano l’assessore regionale Michele Losappio, il presidente della Provincia, Gianni Florido, il sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno, il sindaco di Statte, Angelo Miccoli, il direttore dell’Arpa, Giorgio Assennato. A fare gli onori di casa tutto lo stato maggiore dell’Ilva, a cominciare da Fabio Riva. Prima della cerimonia di inaugurazione c’è stato l’incontro con le maestranze dello stabilimento. L’Ilva e gli enti hanno poi sottoscritto un protocollo d’intesa che lascia ben sperare per una proficua collaborazione istituzionale. «L’ambiente non ha colori politici», hanno affermato il ministro e il governatore. Messe da parte le polemiche dei mesi scorsi, sia la Prestigiacomo che Vendola hanno sottolineato come «salute e lavoro» possono e devono coesistere. Il presidente della Regione ha parlato di «dialogo della verità» avuto in questi anni con l’azienda, a dimostrazione di quanto duro ma schietto sia stato il rapporto tra territorio, istituzioni e grande industria. E a dare testimonianza del percorso compiuto, all’esterno della direzione c’erano i volti delle battaglie condotte in questi anni: i militanti di Comitato per Taranto, Ail, Peacelink, 12 giugno, Wwf ed altri. C’era anche la famiglia Fornaro, quella dell’azienda agricola che ha pagato con l’abbattimento di 1.200 pecore la contaminazione di diossine. «Per noi — ha commentato Alessandro Marescotti — questo è un momento senz’altro positivo. A differenza degli atti di intesa degli anni passati, questa volta sono stati fissati dei limiti e degli obiettivi con delle scadenze precise. La nostra battaglia però non si ferma. Adesso vogliamo il monitoraggio in continuo delle emissioni. Vogliamo che Taranto sia la città più “controllata” e pulita d’Italia. Prendiamo esempio dalle esperienze di Casal Monferrato e di Brescia».
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sabato, 18 aprile 2009
ilva_tarantoNumeri percentuali e milioni di euro investiti per dimostrare che l’Ilva oggi è una fabbrica più sicura. L’ingegnere Adolfo Buffo, responsabile della direzione per la sicurezza, snocciola dati per spiegare che la grande fabbrica dell’acciaio ha scommesso sulla sicurezza ottenendo risultati certamente migliorabili, ma comunque ragguardevoli. A sintetizzarli sono proprio le cifre contenute nel rapporto sicurezza presentato questa mattina e che passerà anche al vaglio degli organi creati con il compito di sorvegliare la delicata tematica applicata al colosso siderurgico. In sicurezza l’Ilva ha investito dal 2003, ovvero dopo la firma del patto di intesa, sino allo scorso anno 2150 milioni di euro, cinquecento in più rispetto a quelli che erano stati impiegati dal ’95 al 2002. Un patrimonio che va suddiviso in quanto impiegato in ore dedicate alla formazione e alla sicurezza delle tute verdi, ma anche in interventi di manutenzione e miglioramento degli impianti della fabbrica. Uno sforzo che ha decisamente migliorato il dato degli infortuni gravi o mortali in fabbrica che nell’85% dei casi sono provocati da comportamenti non sicuri, addebitabili non solo agli operai ma anche a chi li dirige. Nell’anno appena trascorso nell’area dell’Ilva sono stati tre gli infortuni mortali, ma tutti hanno riguardato lavoratori di imprese dell’appalto. Uno solo, invece, è stato l’infortunio con prognosi iniziale superiore ai quaranta giorni. Tre anni fa se ne erano registrati ben otto. In sensibile miglioramenti, quindi i livelli indicizzati degli infortuni. Un segnale positivo che è confermato anche dallo screening effettuato nel mondo dell’indotto, messo pesantemente sotto accusa proprio lo scorso anno per gli incidenti mortali avvenuti nei cantiere delle aziende esterne, ma comunque nel cuore del siderurgico. Dai dati illustrati questa mattina si evidenzia una intensa attività dell’Ilva riguardo ad ispezioni mirate proprio nelle imprese dell’appalto. Un monitoraggio che ha puntato l’attenzione sui livelli di sicurezza. Nel 3% dei casi sono state riscontrati carenze gravi sotto questo profilo e le aziende sono state escluse dalle commesse targate Ilva.Tarantosera
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venerdì, 03 aprile 2009
Il treno nastri 2 rimarrà chiuso per 15 giorni a partire dalle feste pasquali. L’Ilva spegne la batteria numero 8 del reparto cokeria. Un nuovo, pesante, segnale della crisi economica che investe l’azienda siderurgica. Il Gruppo Riva ha comunicato la decisione due giorni fa ai sindacati, anticipando anche un altro provvedimento importante: il treno nastri 2 non si fermerà solo per il breve periodo delle feste pasquali così come previsto. Lo stop sarà più lungo: due settimane. Il Gruppo Riva ha confermato ai sindacati anche la marcia ridotta dell’acciaieria 2 sempre per ragioni legate ai tagli produttivi. La decisione di interrompere l’attività della batteria numero 8 della cokeria è legata alla marcia ridotta di un altro impianto strategico per l’Ilva : l’altoforno numero 2. L’azienda ha bisogno di mantenere basso il regime produttivo per le note ragioni di crisi del mercato e deve così bilanciare l’attività degli impianti. I sindacati non nascondo la loro preoccupazione soprattutto in prospettiva. Siamo già alla seconda fase della cassa integrazione con 4mila unità in esubero. I rappresentanti dei lavoratori guardano all’incontro del 7 aprile con l’azienda come un appuntamento decisivo non solo per le sorti della trattativa sull’integrazione salariale al personale in cassa. Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm chiederanno al Gruppo Riva ulteriori valutazioni sull’andamento del mercato e sulle previsioni soprattutto per l’estate. L’Ilva ha già fermato le batterie 3,4,5,6 del reparto cokeria in seguito ai primi grandi tagli produttivi previsti nello scorso autunno. L’azienda, d’intesa con i sindacati, ha programmato il cosiddetto re vamping degli impianti cioè la loro manutenzione e ristrutturazione in chiave di eco-compatibilità ambientale. E a proposito di ambiente, nei giorni scorsi alcuni cittadini hanno segnalato all’assessorato all’Ambiente del Comune la diffusione di cattivi odori su un tratto della statale 100. L’assessore Romeo ha disposto accertamenti chiedendo l’intervento dell’Arpa. I tecnici hanno accertato che i cattivi odori derivano dalla fermentazione di materiale ferroso e calce presente in un capannone dell’Ilva. Il materiale doveva essere trattenuto nel capannone tre giorni e poi inviato in acciaieria secondo le pratiche operative dello stabilimento siderurgico. Ma per effetto della riduzione della produzione il materiale è rimasto in deposito per venti giorni, provocando i cattivi odori avvertiti dai cittadini. di FULVIO COLUCCI. Foto e articolo da www.lagazzettadelmezzogiorno.it
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lunedì, 16 marzo 2009
IlvaUna delle più grosse aziende dell’appalto. Quasi tutti in cassa i 500 lavoratori.

Anche una delle più grandi aziende dell’appalto Ilva deve arrendersi alla crisi. La Semat (Gruppo Trombini), impresa di fiducia della famiglia Riva che effettua lavori edili e di carpenteria metalmeccanica all’interno dello stabilimento siderurgico di Taranto, ha comunicato ai sindacati l’avvio delle procedure per la cassa integrazione ordinaria. Gli esuberi sono la quasi totalità dei 500 dipendenti in larga parte tarantini. L’esodo si concluderà entro la prima metà del mese di aprile. In attività rimarranno meno di dieci persone. Per l’Ilva è un colpo durissimo provocato da una crisi inarrestabile che ha prodotto finora oltre 3mila cassintegrati (il picco massimo di 4mila dovrebbe essere raggiunto nelle prossime settimane fino ai primi di giugno). La cassa integrazione alla Semat è la spia di un disagio che sta travolgendo anche le aziende dell’appalto. Fino ad ora il fenomeno sembrava contenuto nei numeri. Solo imprese più piccole, operanti all’interno dell’Ilva, avevano alzato bandiera bianca dall’inizio dell’ondata recessiva. Il caso Semat rappresenta, perciò, una svolta. L’azienda è di grandi dimensioni; soprattutto gode di un rapporto consolidato con la famiglia Riva operando anche in altri stabilimenti del Gruppo in Italia e all’estero. Nella grande fabbrica l’impresa di Brescia ha eseguito lavori edili riguardanti la parte in cemento su cui poggiano gli impianti siderurgici oltre a opere nel settore della carpenteria metalmeccanica. Le preoccupazioni, soprattutto da parte dei sindacati, riguardano il futuro dei circa 500 dipendenti molti dei quali tarantini o della provincia. La cassa integrazione decisa dalla Semat durerà, come all’Ilva, tredici settimane, ma i rischi che i lavoratori non rientrino e che anzi davanti a loro si spalanchi il baratro di un incerto futuro occupazionale esistono: i contratti edili, dopo le tredici settimane di cassa non contemplano il rinnovo dell’ammortizzatore sociale. Per cui il mancato rientro comporta la perdita del posto di lavoro.
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lunedì, 09 marzo 2009
ilva_tarantoACCIAIO NELLA BUFERA IERI L’ANNUNCIO DELL’AZIENDA A CAUSA DELL’AGGRAVARSI DELLA CRISI. SI TEME UN AUMENTO DELLA CASSA INTEGRAZIONE PER I LAVORATORI.

La nuova fermata scatterà oggi. Sorpresa dei sindacati: venerdì Riva non aveva anticipato nulla.

Mossa a sorpresa dell’Ilva. Ieri, con un comunicato diffuso nel pomeriggio, il gruppo Riva ha annunciato che da oggi si ferma anche l’acciaieria 2 dello stabilimento di Taranto. Il motivo: l’aggravarsi della crisi dell’acciaio e il crollo della domanda in tutti i settori, dall’auto agli elettrodomestici, che utilizzano i prodotti della siderurgia. L’azienda ha precisato che l’impianto verrà riavviato non appena le condizioni di mercato lo consentiranno. I sindacati ora temono l’aumento della cassa integrazione e oggi chiederanno lumi all’azienda. Appare certo, però, che la cassa integrazione in corso dal 2 marzo raggiungerà presto il picco previsto: 4mila addetti.
Fulvio Colucci - La Gazzetta del Mezzogiorno.
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categoria:cronaca, occupazione, ilva
giovedì, 11 dicembre 2008

IlvaTARANTO – Un operaio di origine polacca, dipendente di una ditta appaltatrice, Jan Paurovic Zigmontian, di 54 anni, è morto la scorsa notte in un infortunio avvenuto nel reparto altoforno dell’Ilva di Taranto. L’incidente, per cause in corso d’accertamento della Polizia e dell’Ispettorato del lavoro, è avvenuto poco dopo 1,30. L’uomo, addetto alla manutenzione di alcuni macchinari, è precipitato da un’altezza di 15 metri ed è stato immediatamente soccorso dai compagni di lavoro e trasportato al «SS.Annunziata» è spirato. Paurovic Zigmontian era dipendente di una ditta specializzata in montaggi, la "Pirson Montaggio" (del Gruppo Pirson International). Secondo una prima ricostruzione, stava smontando alcune parti dell'altoforno 4 - un impianto fermo dal mese di luglio per lavori di rifacimento - quando è stato colpito dal braccio di una gru ed precipitato.

ERA IL SUO ULTIMO GIORNO DI LAVORO Per l'operaio polacco morto la scorsa notte nell’area dell’altoforno 4 dello stabilimento siderurgico Ilva oggi doveva essere l’ultimo giorno di lavoro. La ditta francese "Pirson Montaggi" aveva infatti ultimato la manutenzione dell’impianto e i lavoratori stavano smontando le attrezzature. L’altoforno 4 era fermo in manutenzione programmata. Paurovic Zigmontian, di 54 anni, sarebbe stato colpito da un pezzo ancorato ad una gru ed è precipitato riportando un gravissimo trauma cranico.

LA PROCURA INDAGA PER OMICIDIO COLPOSO La procura di Taranto ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo e ha disposto il sequestro dell’impianto in cui è morto l’operaio polacco Paurovic Zigmontian. Si è trattato del terzo infortunio mortale all’interno dello stabilimento siderurgico dall’inizio dell’anno e anche in questa occasione la vittima è un lavoratore dell’appalto.

La Gazzetta del Mezzogiorno

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categoria:ilva
martedì, 02 dicembre 2008

diossinaLe audizioni odierne (ieri, ndr) in relazione al ddl sulle emissioni dell’ILVA, rivelatesi utilissime, hanno confermato, oltre ad una positiva accoglienza del provvedimento, anche la necessità di taluni correttivi migliorativi, che ne renderebbero perseguibili gli intendimenti senza smantellare un’impresa, i cui ritorni economici ed occupazionali per il territorio sono, allo stato, insostituibili. Lospinuso non ha dubbi che tutti siano disponibili a definire e ad approvare tali correttivi, che non muterebbero la sostanza del ddl rispetto alla quale sarebbero assolutamente coerenti, conseguendone lo stesso scopo ed altresì blindandolo anche nei confronti di un eventuale contenzioso, in materia di costituzionalità. “In assenza di tali correttivi – dice - Confindustria ci ha dichiarato che l’impianto sarebbe destinato a chiudere. Da quel che ho letto ed ascoltato, non mi pare questa l’intenzione dei proponenti, né credo sia quella del popolo tarantino. Di qui, un appello sincero ad una verifica serena, oggettiva e bipartisan di tali possibili correttivi, senza che ciò comporti alcun rallentamento dell’iter del ddl né alcun danno alla salute pubblica”. Pietro Lospinuso,Consigliere regionale del Pdl (www.piazzanews.it)

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categoria:ilva
sabato, 29 novembre 2008

L'Accordo - È previsto che al laminatoio a freddo la fermata duri 9 settimane al posto delle 13 previste. Un salario di 840 euro netti

TARANTO - Alla fine il Natale amaro dei lavoratori Ilva sarà mitigato da alcune concessioni che i sindacati dei metalmeccanici sono riusciti a strappare all’azienda, firmando ieri l’ac - cordo sulla cassa integrazione. Ridotto il numero dei lavoratori interessati all’applicazione dell’ammor tizzatore sociale: a casa resteranno, da dicembre a marzo (13 settimane) 2mila 146 unità rispetto alle 2400 circa previste. I cassintegrati del reparto Laminatoio a freddo, lì dove la crisi morde meno rispetto alle aree in cui si producono i coils, avranno uno «sconto»: da 13 a nove settimane, un mese in meno di sospensione a zero ore per ogni singolo dipendente. Ilva

    Crisi meno dura del previsto? Niente affatto. L’Ilva, firmando l’intesa con Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil, ha ribadito: «La flessione del mercato è grave e investe la produzione di coils. Sono necessarie la fermata e la riduzione di produzione degli impianti oltre alla riduzione del personale». E il futuro resta incerto così come hanno confermato ai segretari dei metalmeccanici - Fiusco, Lazzaro e Palombella - i vertici dell’Ilva: il capo del personale Pietro De Biasi, l’ingegner Italo Biagiotti.

    L’accordo, da lunedì prossimo, sarà al vaglio dei lavoratori del Gruppo Riva (previste assemblee in fabbrica); il documento prevede la cassa integrazione a rotazione nei vari reparti: due settimane di stop dei dipendenti e poi il ritorno al lavoro. Prima, però, gli operai esauriranno le ferie a propria disposizione per attenuare gli effetti della cassa (in questo senso è previsto anche l’utilizzo dei permessi retribuiti per il 2009). Secondo un calcolo all’ingrosso, quindi, la cassa integrazione scatterà, effettivamente, a gennaio. Lì dove sono stati individuati gli esuberi sarà azzerato lo straordinario di cui, comunque, l’azienda prevede il contenimento. Personale che, altrimenti, verrebbe posto in cassa integrazione sarà destinato ai reparti dove si renderà necessario intervenire per carenza di organico. Non sono interessati agli esuberi i reparti nei quali, oltre ai lavoratori Ilva, vi sono unità assunte con contratto interinale (queste ultime non potranno, quindi, sostituirsi al personale in cassa integrazione ordinaria).

    Ma quanto troveranno in busta paga i dipendenti in cassa integrazione a partire da dicembre? I sindacati chiedevano al Gruppo Riva un trattamento economico «dignitoso» che permettesse ai dipendenti in cassa a zero ore un salario di mille euro nette al mese. Il 90 per cento dei lavoratori dovrà, invece, accontentarsi di circa 840 euro nette: la somma prevista per la cosiddetta «fascia alta» dei cassintegrati. A questa cifra, per il mese di dicembre, si aggiungeranno: i 550 euro una tantum previsti dall’accordo sul contratto integrativo raggiunto dall’Ilva e dai sindacati qualche giorno fa a Milano; il rateo della tredicesima e del premio di produzione relativi al mese di dicembre nonché altri ratei, come quello del premio di risultato, sempre relativi al mese di dicembre «sulla scorta dei valori medi - è scritto nell’accordo - del bimestre ottobre-novembre 2008». I sindacati hanno chiesto al Gruppo Riva il pagamento del rateo di tredicesima anche ai cassintegrati per i mesi di gennaio e febbraio del 2009, ma l’azienda sul punto non ha fatto concessioni. L’Ilva ha confermato, infine, tutti gli interventi di miglioramento degli impianti dal punto di vista ecologico e ambientale. L’azienda sfrutterà il periodo di rallentamento produttivo per ristrutturare la batteria numero 4 della cokeria, procedendo al rifacimento delle testate dei forni di distillazione del coke, riducendo l’im - patto ambientale. Ribadita la volontà di procedere alla costruzione dell’impianto Urea per abbattere le emissioni di diossina.

Fulvio Colucci, La Gazzetta del Mezzogiorno

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categoria:ilva
domenica, 23 novembre 2008

IlvaTARANTO - Forse già fra una decina di giorni l’llva potrebbe ottenere dal Comune il permesso a costruire l’impianto di urea, la sostanza organica che consentirà di abbattere sensibilmente le emissioni di diossina. Ieri altra tappa di avvicinamento con una nuova riunione della conferenza di servizi al Comune. Intanto l’azienda ha ricevuto dall’Ente certificatore Istituto Garanzia di Qualità, accreditato Sicert, il riconoscimento di conformità del proprio Sistema di gestione della sicurezza e salute del lavoro dello stabilimento di Taranto alle Linee guida UNI-INAIL 2001 e alla norma British Standard OHSAS 18001. Un risultato tangibile dell’insieme delle attività condotte dall’Ilva in questa direzione è stata la riduzione del 50% del numero degli infortuni dei dipendenti tra il 2005 e il 2008; l’indice di frequenza si è ridotto da 86 del 2005 a 53 del 2008. Taranto Sera

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categoria:ambiente, ilva
mercoledì, 19 novembre 2008

IlvaBARI - ''Sosteniamo il disegno di legge della giunta regionale e chiediamo all’Ilva di impegnarsi di più e più presto nel garantire il monitoraggio per orientare gli interventi". Lo ha detto il direttore dell’Agenzia regionale per l’ambiente, Giorgio Assennato, ascoltato oggi, insieme con l’assessore all’Ambiente della Regione Puglia, Michele Losappio, dalla commissione consiliare Ambiente della Regione Puglia, in vista dell’approdo, nell’aula consiliare, del recente disegno di legge adottato dalla giunta regionale pugliese che stabilisce livelli inferiori, rispetto a quelli nazionali, di emissione di diossina. "Il macroimpianto di Taranto – ha detto Assennato – è tra i massimi al mondo nel suo genere: dal camino sono emesse ogni anno diossine pari a 10mila inceneritori". "Rispetto agli standard ambientali a livello europeo, le concentrazioni attuali – ha aggiunto – sono al di sotto dei valori che possono dare 'effetti sanitarì". Quelli – ha sottolineato Assennato – "derivano dai decenni di pressione ambientale insostenibili cui l'area è stata sottoposta", con concentrazioni prima degli anni '90 "dieci volte maggiori" delle attuali. Il punto più difficile restano gli idrocarburi policiclici aromatici, sostanze "genotossiche e cancerogenetiche". Allo stato dei monitoraggi non si può stabilire con esattezza – ha concluso – "l'attribuzione di emissioni specifiche ad impianti specifici", quale sia cioè il contributo dei singoli insediamenti industriali alla diffusione i emissioni e in quali quantità". Servono piu' centraline a Taranto per accertare le reali concentrazioni di diossina: ne è convinto l’assessore all’Ambiente del Comune di Taranto, Sebastiano Romeo, ascoltato oggi, insieme con l’assessore regionale all’ambiente e al dirigente dell’Arpa, dalla commissione all’Ambiente della Regione Puglia, in vista della discussione da parte del consiglio regionale pugliese del disegno di legge recentemente approvato dalla giunta regionale che prevede un abbassamento in Puglia dei livelli consentiti di emissione di diossina. La Gazzetta del Mezzogiorno

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categoria:ambiente, ilva

Conteggio dal 14/09/2008