«Sono orgoglioso di guidare una città laboriosa e produttiva, che ha ripreso ad avere fiducia in un’amministrazione che funziona». Il sindaco di Massafra Martino Tamburrano, traccia un bilancio di un triennio trascorso ad intercettare le istanze di cittadini comuni, imprenditori, commercianti, uomini di cultura e adoperandosi per dare risposte concrete con l’attuazione dei progetti presentati alla città. «All’atto del mio insediamento - spiega - ho trovato un paese tra le macerie politiche e finanziarie ed un senso di sfiducia nelle istituzioni da parte degli operatori economici. Così è partito il mio impegno per Massafra, che, dal 2006 si è tradotto nella realizzazione di numerose opere in ogni settore». Non perde occasione il sindaco per elencarne alcune, tra le più importanti. «Abbiamo risanato il bilancio e risolto la vertenza con la Cisa col pagamento delle royalty sul termovalorizzatore e del ristoro ambientale da parte di tutti i comuni che vengono a conferire i rifiuti nel nostro territorio; in materia di opere pubbliche ed urbanistica abbiamo intercettato finanziamenti per la sistemazione del lungomare di Chiatona (450mila euro) e della strada che collega la nostra zona industriale a Taranto (finanziamento Pip); abbiamo realizzato e infrastrutturato il piano Pip nella zona artigianale e adesso stanno per partire i bandi per le assegnazioni delle aree; abbiamo portato i servizi primari nel centro storico, dove è stata costruita un’importante rete fognaria, così come è stato fatto in zona Parco di Guerra; abbiamo ripristinato la rete idrica riportando l’acqua potabile a Chiatona e Marina di Ferrara; abbiamo attuato provvedimenti importanti - come il piano delle coste, le progettate vie di accesso al mare, le nuove linee di trasporto urbano - ed ottenuto la riduzione del vincolo Pai». E ancora parla di reperimento di fondi per l’ammodernamento e la messa in sicurezza della strada statale Appia nell’ambito del progetto Area vasta (2milioni e mezzo di euro), per il rifacimento delle strade dissestate dalle alluvioni (1milione di euro) e del progetto per la costruzione del ponte di Cernera, dell’approvato piano di edilizia sociale e del varo del piano casa. [Debora Piccolo - La Gazzetta del Mezzogiorno].categoria:economia, massafra, martino tamburrano, interventi e programmi









TARANTO - Contro la crisi nuovi “mercati degli agricoltori”. Entro fine anno ne sorgeranno una decina in provincia dove trovare i cosiddetti “prodotti a chilometro zero”. Prodotti locali e per questo a prezzi più bassi. E’ questo uno degli ingredienti della ricetta preparata dalla Coldiretti. Stamattina ad illustrare le iniziative il direttore Francesco Carbone. Tre le direttrici “Alimentazione, ambiente, acqua”. Corrispondono ad altrettante problematiche di un “contesto economico finanziario molto difficile”. Difficoltà condivise dalle famiglie, che non riescono ad arrivare a fine mese, e dalle imprese agricole. Coldiretti ha deciso di porsi in maniera propositiva per affrontare il momentaccio. Si inizia dai “Farmers market”. “Sul modello di quello di Taranto ne nasceranno una decina in provincia - ha detto Carbone. A dicembre a Laterza. Poi a Castellaneta, Grottaglie, Martina, Massafra, e così via in collaborazione con i comuni e le associazioni dei consumatori”. Il progetto “per una nuova filiera agroalimentare” prevede incontri con la gente. La categoria - 40mila operatori per 12mila imprese nella provincia - si apre alla società. Ai consumatori Coldiretti cercherà di chiarire i passaggi, dal campo alla tavola. “Si parla di aumenti di pane e pasta. Il latte alla stalla parte a 0,45 centesimi per arrivare a costare 1,40 al consumatore”. Capitolo alimentazione. “Proponiamo l’indicazione obbligatoria dell’origine sull’etichetta di tutti i prodotti agroalimentari, in appoggio all’iniziativa governativa per estendere la norma in vigore su prodotti come latte, olio ai loro derivati. Contro il fenomeno delle contraffazioni e delle sofisticazioni alimentari chiederemo maggiori controlli e multe più elevate. Perché in questo meccanismo finiscono per essere penalizzati i produttori in regola e il consumatore, che non sa quel che mangia. Proporremo ai Comuni di sostituire nelle mense delle scuole prodotti locali e biologici, quindi genuini”. Sane spremute d’arancia al posto delle merendine. Capitolo ambiente. “In una realtà provata dalle problematiche ambientali vogliamo continuare a lavorare, l’industria deve produrre, ma nel rispetto delle regole”. Capitolo acqua. “La crisi idrica c’è. Allora l’acqua dobbiamo cercare di non disperderla. Sosteniamo il progetto candidato ad Area vasta per la realizzazione di una diga a Ginosa”. Anna Fornaro, Taranto Sera
Ci sarà anche il “Falsopepe” al 7° Salone internazionale del gusto di Torino. L’elegante ristorante di Vincenzo Madaro, incastonato nella fascinosa cornice del borgo Santi Medici, nel centro storico di Massafra, è stato scelto quale unico ambasciatore di categoria in rappresentanza della provincia ionica alla nota rassegna enogastronomica, che si svolgerà da oggi al 27 ottobre 2008, nei padiglioni di Lingotto Fiere. L’evento, abbinato al meeting internazionale delle comunità del cibo “Terra Madre”, organizzato da Slow Food, Regione Piemonte e Città di Torino, rappresenta un modello di mercato che mette in scena per cinque giorni le forze positive del cibo "buono, pulito e giusto", secondo i canoni della filosofia di slow food. Un appuntamento imperdibile per chi vuole scoprire, conoscere ed apprezzare il meraviglioso mondo delle produzioni artigianali su piccola scala, che svolge nei confronti del pubblico una funzione educativa, utile a far comprendere le caratteristiche e la storia di prodotti eccellenti, ma poco conosciuti e a contrastare l'omologazione determinata dal mercato globale. A Torino, la Puglia sarà presente con 40 aziende ed alcuni agricoltori che presentano prodotti d’eccellenza. Sarà allestita un’area affidata a Slow Food Puglia in cui verranno organizzati giornalmente tre light lunch, due laboratori del gusto e un talk show. “Falsopepe” (tel. 099/8804687), sarà tra i ristoranti interpreti delle cucine delle cinque province insieme a “Cibus” di Ceglie Messapica (Brindisi), “Antichi Sapori” di Andria (Bari), “U’ Vulesce” di Cerignola (Foggia), “Cucina Casereccia” di Lecce. Nato nell’estate del 2004 come enoteca e piccola cucina, "Falsopepe", che prende il nome dall’albero posto all’ingresso del bar, è diventato un ristorante vero e proprio che conta affezionati clienti provenienti da tutta la regione. Luogo di esposizione di mostre pittoriche e fotografiche, offre un’accoglienza di 60 posti negli spazi esterni e 35 in quelli interni. Apprezzate la carta dei vini e quella dei distillati, molto ricche e ricercate. La cucina degli chef Anna Di Gregorio, Cosimo Russo e Rocco Tinella seleziona il meglio dei prodotti caseari e dei salumi di Puglia e Basilicata. I piatti caldi seguono la reperibilità stagionale delle materie prime. I dolci della casa, tra cui il ricercato morbido al cioccolato fondente e peperoncino, sono il vero vanto del “Falsopepe”. Debora Piccolo
Turismo al Sud. Stesse prediche, ogni anno. Poi cade il silenzio. Punto e da capo. Eterna illusione: abbiamo il mare, il sole, il clima. Nessuno può levarceli. Invece no. Ce li tolgono, eccome. Grecia, Croazia, Spagna fanno il pieno. La Puglia rischia di rimanere terra di transito verso altrove, come anticamente l’Apulia romana: passaggio di legioni verso le provincie d’Oriente. I traghetti da Bari e da Brindisi registrano il 20 per cento in più di turisti che proseguono e non si fermano. Il nostro turismo balneare sta mostrando la corda. Sarà colpa dei costi, del profitto ruspante, dell’offerta poco allettante: certo è che la sola attrattiva della natura regge sempre meno e il sogno di prolungare la stagione turistica tramonta intorno a Ferragosto. Prezzi più esosi è la risposta sbagliata alla crisi che pure c’è. Intollerabile che in un bar di una cittadina a sud di Bari si paghi per una granita un «coperto» di 3 euro. L’inquinamento acustico notturno mette in fuga i villeggianti sulle coste invase da orde selvagge con siringa. E dopo mezzanotte non esistono forze dell’ordine sufficienti. Brandelli di un malessere dovuto a una generale carenza di politica nazionale e locale in economia turistica. Del resto abbiamo un ministero decapitato al vertice, con un sottosegretario a mezzo servizio. E una regione costretta ad annullare in extremis una gara d’appalto per la comunicazione turistica del tutto deficitaria. Ripartiamo dall’abc. Le nostre costiere, mettiamocelo bene in zucca, non possono sopportare una massiccia balneazione come la Romagna che da un secolo pratica e riprometta in forme industriali una straripante ricettività di massa. Le nostre riviere adriatiche e joniche sono naturalmente configurate per un turismo balneare di qualità. Non di lusso ma di qualità. Non abbiamo porti per i grandi yacht del magnate russo Abramovich, ma solo porticcioli per il piccolo diporto, e sono anche scarsi. Ogni anno stessa predica: solo la cultura può prolungare l’estate. Sacrosanta verità. Ma poi barattiamo per cultura quelle mostruose eccitazioni collettive che chiamano “eventi”, sciagurata parola che gonfia le gote agli assessori. E i comuni spremono le magre casse (senza più l’Ici) in chiassose notti brave aprendo le piazze alle rockstar più famose che scendono al Sud a spese di Pantalone. Cosa resta dei cosiddetti eventi oltre l’impuro effimero consumismo? Solo il buio, dopo i fuochi artificiali. Al Nord fioriscono in estate settimane culturali: della filosofia a Modena, della poesia a Mantova, dell’economia a Trento… Qui ci trastulliamo in eventi digestivi. Cosa sanno i bagnanti di Leuca delle rovine di Veretum, a pochi passi, e della civiltà messapica che laggiù era prima della Magna Grecia e di Roma? Manca a quelle vestigia una “pietra di Rosetta” che sciolga il mistero linguistico come la scrittura egizia. Ma una settimana estiva sulla Messapia farebbe bene anche al turismo. E una sul romanico normanno-svevo. E un’altra sul barocco. Servirebbero a riscattare le nostre Università dal pantano di parentopoli e a mostrare le scoperte meravigliose che avanzano a Egnazia, la città semisepolta da secoli, la nostra piccola Pompei, che meriterebbe altro che eventi, con quel suo prezioso Antiquarium che registra solo frettolosi viandanti. Ma c’è una cosa molto importante che servirebbe più di ogni altra al turismo in Puglia e Basilicata: l’ordinaria quotidiana amministrazione delle città, la buona normale attenzione al rispetto dell’ambiente e dei centri storici che sono l’incanto delle nostre provincie. Servirebbe una costante vigilanza da parte della Sovrintendenza ai beni culturali e paesaggistici, afflitta da ordinaria latitanza di fronte al saccheggio cementizio di risorse ambientali come la Valle d’Itria e i suoi trulli. Ma servirebbe soprattutto una classe politica e amministrativa più dedita al bene pubblico e meno alla propria sopravvivenza di casta. Attendiamo trepidanti l’avvento della riforma federale. Ma non senza paura. Siamo davvero preparati a gestire quel più di autonomia promessa, con la sagacia e l’onestà dei buoni servitori del bene comune? Giuseppe Giacovazzo, La Gazzetta del Mezzogiorno
"Otto giorni per otto eventi". Dopo il successo della prima edizione, torna a Massafra (Ta) la “Fiera dei Rioni”, la campionaria organizzata dalla “Di Pierro Pubblicità”, con il patrocinio del Comune di Massafra, nell’ambito del cartellone di "MassafraEstate2008". Dal 31 agosto al 7 settembre, l'area all'aperto della Scuola Media "Niccolò Andria", (sulla via per Crispiano), che ospita ben 7mila metri quadrati di scenografia medievale, farà da contenitore ad un’importante iniziativa che unirà arte, cultura e commercio.
Un mestiere tramandato di generazione in generazione che oggi rischia di scomparire. E’ una delle amare riflessioni dei pescatori tarantini da due giorni in sciopero contro il caro-gasolio. Spese alle stelle e guadagni miseri. E’ vera crisi. Le bollette salate per il carburante (tremila euro al mese di media che schizzano a settemila per le imbarcazioni più grandi, dicono) sono solo la punta dell’iceberg. Una serie di problemi rischiano di mettere il settore in ginocchio. Li incontriamo in via Garibaldi, i volti segnati dal sole. Le barche anche oggi sono ferme. Nessuno è uscito in mare. Niente pesce fresco dunque sulle tavole. Lo sciopero li vede compatti. Settanta imbarcazioni per trecento pescatori. “Oggi nessuno è uscito - dice Angelo Solfrizzi, uno dei veterani del mare”. Cinquantatre anni, e quaranta di attività alle spalle. Fa parte della coop Nasello (Stella Maris). “Non abbiamo mai vissuto un periodo così nero. Siamo pescatori da generazioni. Prima riuscivamo a mettere qualcosa da parte. Abbiamo tirato su le famiglie. Mio padre in barca mi portava da quando avevo dieci anni. Mio fratello - al suo fianco - ha iniziato ad imparare il mestiere a tre anni. Oggi non lo possiamo più fare. Rischiamo anche contravvenzioni”. A casa a fine mese, al netto delle spese, si riescono a stento a portare trecento euro. “Non escono neanche le bollette”. Dei suoi quattro figli nessuno proseguirà la sua attività, dice non nascondendo un po’ di amarezza. “Come si fa? Non si riesce più a vivere di pesca. Non ci permettono più di farlo”. Nella città dei due mari, sembra un colmo. Eppure, a sentire il gruppo adunato davanti i pescherecci sui quali campeggiano le scritte “chiuso per sciopero”, davvero quello del pescatore è un lavoro che non paga. Il mare oggi è una tavola, ma le acque sono agitate tra gli operatori che annunciano manifestazioni, risoluti ad andare avanti nella protesta, pur consapevoli che comunque ci si arrangerà con il prodotto congelato. O con il pesce che arriva da fuori. “Ma tanto significherebbe lavorare gratis”. Mostrano le ricevute del gasolio. L’importo segnato è di 2.445 euro, cioè tremila litri al costo di 0,815 euro al litro. “Ci bastano per una settimana - dice Romeo Albano, della coop Dentice, anch’essa aderente alla Stella Maris”. “Parliamo - gli fa eco Angelo - di 300 euro al giorno, solo di carburante”. Poi c’è la manutenzione di barche e reti. Le tasse e le spese per il rinnovo dei permessi. Sono organizzati in cooperative. In mare escono in equipaggi, minimo tre persone. La loro “giornata” inizia alle due, la notte. Dodici ore di lavoro. E a fine mese guadagni da fame. “Se va bene portiamo a terra quattrocento euro di pescato. Dipende dai giorni. “Per noi è aumentato tutto”. Dalla vernice alle lampadine con le quali si fanno breccia nel nero della notte. “E dobbiamo sperare che non si guasti il motore”. Molti hanno contratto un mutuo per il peschereccio,“per poter lavorare”. Si va avanti con le finanziarie. “Molte barche hanno cessato l’attività, perché non ce la fanno a rientrare nelle spese”. La batosta carburante, di livello europeo, è solo l’ultima. E’ di questo avviso Romeo. “Al mercato il pesce arriva ad un prezzo triplicato rispetto a quanto ci viene pagato. Se noi vendiamo il pesce a 4 euro all’ingrosso, sui banchi del mercato il consumatore lo trova a quindici euro. La gente non sempre ha la giusta percezione. Oltre ad avere sgravi per il gasolio, dovremmo aumentare il prezzo”. E poi c’è il prodotto che viene da fuori. “Costa di più, e non è la stessa cosa”. “Noi dovremmo vivere di turismo - riflette Angelo. Anche i ristoratori dovrebbero rifornirsi regolarmente del nostro prodotto. Il che ci assicurerebbe anche una maggiore tranquillità”. Altra piaga quella dell’abusivismo e dei dilettanti della pesca che, a sentire chi è pescatore di professione, nascondo dietro l’hobby una vera propria attività. “Noi dobbiamo rispettare il fermo biologico e i giorni festivi. Ma poi notiamo barche che pescano lo stesso. E il pesce lo vendono. Ci dovrebbero essere più controlli”. Un rosario di problemi, con in mente una preoccupazione:“come facciamo ad arrivare a fine mese. E ai nostri figli quale futuro daremo?”. ANNA FORNARO, Taranto Sera
Dieci anni di sofferenze. Dal 1998 ad oggi le aziende tarantine sono in difficoltà. Lo dimostrano i dati del registro imprese della Camera di Commercio. Le ultime rilevazioni, relative al primo trimestre del 2008 fanno segnare un saldo negativo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Ma a preoccupare è il raffronto con il 1998, che indica una tendenza di lungo periodo in calo, come si evince dalla tabella che pubblichiamo in questa stessa pagina. Nel dettaglio, per quanto riguarda i primi tre mesi di quest’anno, il sistema delle imprese provinciali presenta al 31 marzo 2008 un saldo negativo di 346 unità tra le imprese iscritte e le imprese cessate nel corso del trimestre. Le nuove iscrizioni sono state, infatti, 963 a fronte di 1.309 cessazioni. Il confronto dei dati Movimprese dimostra che l’aumento di imprese attive rispetto al 1° trimestre 2007 è pari allo 0,3%, mentre la base imprenditoriale decresce di 1,9 punti percentuali. Negativa la differenza fra le iscrizioni del 2008 e quelle del 2007, pari a –3,7% per il complesso delle attività economiche, mentre le cessazioni risultano aumentate del 7,9%. «È necessario tuttavia considerare — spiega il Centro Studi della Camera di Commercio — da un lato, come il primo trimestre di ogni anno rifletta l’accumularsi delle cessazioni comunicate entro gennaio ma con riferimento agli ultimi giorni dell’anno precedente, con la conseguenza che i registri camerali rilevano queste chiusure proprio con il bilancio del primo trimestre dell’anno; dall’altro, come i dati siano comprensivi delle cancellazioni d’ufficio». Al netto delle cessazioni d’ufficio il saldo, pari a –189 unità ed è negativo per il complesso delle attività economiche. Una disamina dei settori, mostra come - sempre al netto della cancellazioni d’ufficio - il saldo fra iscrizioni e cessazioni sia positivo solo per “estrazione di minerali” con 1 unità in più. In pareggio “produzione energia”, mentre le cessazioni hanno superato le iscrizioni in: “agricoltura” (-242), “pesca” (-1), “attività manifatturiere” (-36), “costruzioni” (-13), “commercio” (-94), “alberghi e ristoranti” (-13), “trasporti” (-8), “inter–mediazione monetaria e finanziaria” (-1) “attività immobiliari” (-23), “istruzione” (-2) “sanità” (-1) ed “altri servizi pubblici, sociali e personali” (-24). Relativamente alle forme giuridiche, le imprese individuali rappresentano il 70,0% del totale delle imprese registrate nella provincia. Salgono invece al 16,4% di incidenza sul totale delle registrate le società di capitale. Taranto Sera