"Caso sicurezza", conferenza stampa del sindaco Martino Tamburrano
Nessuna intenzione di dimettersi, tanta voglia di combattere. Un attacco a chi continua ad attentare alla sicurezza di consiglieri e sindaco e a quella di Massafra. Una dura critica a chi dovrebbe fare il proprio lavoro, se non vogliamo chiamarlo dovere, e invece fa poco o nulla. Martino Tamburrano, nella conferenza su quello che ormai è diventato il ‘caso sicurezza' a Massafra, non attacca mai le forze dell'ordine del territorio (chiaro riferimento ai carabinieri) ma le critica duramente, mettendo in discussione il loro operato e ‘spronandoli' a dare di più ad una città che non si sente più sicura. Parte dalla volontà di rimettere il suo mandato da sindaco nelle mani del Ministro dell'Interno, e a chi magari sperava che accadesse davvero, e a chi già aveva intessuto sulla questione ricami beffardi (tra le voci quelle delle dimissioni "in coincidenza di chissà quale inchiesta"), risponde: "Non mi dimetto, e non mi dimetterei mai per un attentato o per delle minacce. Lo farei per una questione politica o personale. Continuiamo a lavorare. Non solo non mi dimetto, ma voglio la verità, quella che la città chiede". Passa poi all'elenco degli atti criminosi dei tre anni amministrativi sin qui vissuti: auto incendiate ai consiglieri Umberto Bommino, Antonio D'Eri, Antonio Laghezza, al sindaco di Massafra. L'aggressione fisica al consigliere Cosimo Semeraro, le intimidazioni e le minacce al consigliere Michele Bommino, che subisce anche due scassi presso la propria abitazione. Non dimentica "i saccheggi nelle scuole, gli atti vandalici a monumenti e al patrimonio della città, che sono costati centinaia di migliaia di euro, i furti nelle abitazioni. Di notte la nostra città - apostrofa Tamburrano - non è sicura, e qualcuno mi risponde che sono cose che accadono anche a Monteiasi. A me non interessa se è così - continua - io so solo che ci sono tantissimi attentati e nessun colpevole. Qualcuno dice che questa conferenza coincide con chissà quale inchiesta. Non faremo affannare più nessuno. Forniremo l'intero documentazione di tutti gli atti fin qui fatti dalla mia Amministrazione agli organi preposti, così non ci sarà più bisogno che ce li chiedano, li avranno tutti a disposizione". Richiama in causa il Ministero dell'Interno: "Non chiedo a Maroni le ronde. Credo che se tutti facessimo il nostro lavoro la sicurezza a Massafra ci sarebbe. C'è da chiedersi invece cosa si è fatto sino ad adesso per mettere al sicuro la città". Continua: "Sono stato oggetto di un'aggressione mediatica. Una persona di Massafra ha affisso dei manifesti scrivendo che ho cambiato 5 auto dall'inizio del mio mandato. Ho chiamato il comandante dei carabinieri e non ho avuto la copertura che un sindaco dovrebbe avere. In caserma mi hanno detto che decide un giudice, ho fatto una denuncia e forse lunedì la depositiamo a Taranto. Ho provato a chiamare due volte il comandante dei carabinieri, ma non mi ha più risposto. In conclusione, il manifesto è rimasto affisso secondo il suo normale decorso, quindici giorni. Così accade che un sindaco perde di autorevolezza". Critica ancora: "Aspettiamo tutto quello che ancora oggi, non avendo trovato i colpevoli, è permesso a tutti. A Massafra è ammesso tutto. Ora aspetto che dopo queste dichiarazioni qualcuno mi faccia delle multe per non aver messo la cintura di sicurezza, perché è l'unica cosa che potranno farmi. Io non mi sento più sicuro". Tamburrano si rivolge agli avversari politici: "Lo scontro politico deve essere libero, senza supporter che non sono politici. Ero in lizza benissimo per fare il presidente della Provincia, e penso di esserlo ancora". Chiude così, riferendosi ai tanti fatti accaduti contro l'Amministrazione: "Io delle idee le ho, spero che le attenzioni arrivino anche dall'esterno. Gli atti concreti per mettere al sicuro la città non devo farli io, devono farli gli altri. Credo che saremo più al sicuro se lavoreranno anche occhi esterni". Foto e articolo da www.corgiorno.it. Graziano Fonsino