TARANTO - Contro la crisi nuovi “mercati degli agricoltori”. Entro fine anno ne sorgeranno una decina in provincia dove trovare i cosiddetti “prodotti a chilometro zero”. Prodotti locali e per questo a prezzi più bassi. E’ questo uno degli ingredienti della ricetta preparata dalla Coldiretti. Stamattina ad illustrare le iniziative il direttore Francesco Carbone. Tre le direttrici “Alimentazione, ambiente, acqua”. Corrispondono ad altrettante problematiche di un “contesto economico finanziario molto difficile”. Difficoltà condivise dalle famiglie, che non riescono ad arrivare a fine mese, e dalle imprese agricole. Coldiretti ha deciso di porsi in maniera propositiva per affrontare il momentaccio. Si inizia dai “Farmers market”. “Sul modello di quello di Taranto ne nasceranno una decina in provincia - ha detto Carbone. A dicembre a Laterza. Poi a Castellaneta, Grottaglie, Martina, Massafra, e così via in collaborazione con i comuni e le associazioni dei consumatori”. Il progetto “per una nuova filiera agroalimentare” prevede incontri con la gente. La categoria - 40mila operatori per 12mila imprese nella provincia - si apre alla società. Ai consumatori Coldiretti cercherà di chiarire i passaggi, dal campo alla tavola. “Si parla di aumenti di pane e pasta. Il latte alla stalla parte a 0,45 centesimi per arrivare a costare 1,40 al consumatore”. Capitolo alimentazione. “Proponiamo l’indicazione obbligatoria dell’origine sull’etichetta di tutti i prodotti agroalimentari, in appoggio all’iniziativa governativa per estendere la norma in vigore su prodotti come latte, olio ai loro derivati. Contro il fenomeno delle contraffazioni e delle sofisticazioni alimentari chiederemo maggiori controlli e multe più elevate. Perché in questo meccanismo finiscono per essere penalizzati i produttori in regola e il consumatore, che non sa quel che mangia. Proporremo ai Comuni di sostituire nelle mense delle scuole prodotti locali e biologici, quindi genuini”. Sane spremute d’arancia al posto delle merendine. Capitolo ambiente. “In una realtà provata dalle problematiche ambientali vogliamo continuare a lavorare, l’industria deve produrre, ma nel rispetto delle regole”. Capitolo acqua. “La crisi idrica c’è. Allora l’acqua dobbiamo cercare di non disperderla. Sosteniamo il progetto candidato ad Area vasta per la realizzazione di una diga a Ginosa”. Anna Fornaro, Taranto Sera










Gli antichi sapori della tradizione enogastronomica italiana (come i lampascioni sott'olio pugliesi) sono stati salvati dall'estinzione. Messi «sotto tutela» anche nuovi prodotti come il pomodorino di Manduria. Arrivano a 4.396 i prodotti agroalimentari italiani ottenuti secondo regole tradizionali antiche tramandate nel tempo che, salvati dall’estinzione sono disponibili come souvenir o per allietare le tavole dei turisti durante le vacanze. È quanto emerge dall’analisi della Coldiretti che ha fatto il bilancio delle specialità nazionali «salvate dall’estinzione» perchè inserite nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali delle regioni aggiornato con la settima revisione pubblicata nel supplemento alla Gazzetta Ufficiale del 30 giugno 2008. A prevalere tra le specialità sono i 1.313 tipi di pane, pasta e biscotti, seguiti da 1.237 verdure fresche e lavorate, 733 salami, prosciutti, carni fresche e insaccati di diverso genere, 455 formaggi e 149 bevande tra analcoliche, liquori e distillati, alla pari con i prodotti di origine animale (miele, lattiero-caseari escluso il burro, ecc.). Con questo ultimo elenco, che fa registrare un lieve incremento del rispetto all’anno scorso, anche perchè ne sono stati cancellati alcuni divenuti Dop o Igp e quindi protetti a livello europeo, sono stati messi «sotto tutela» nuovi prodotti come il formaggio campano Casuforte di Statigliano, la laziale fragola di Terracina, gli Straccadenti, dolce dell’Emilia-Romagna, la Castagna obiacco del Friuli-Venezia Giulia, la patata ligure Cabannese, l’agnello di razza Brianzola della Lombardia, il pomodorino di Manduria pugliese o la Galantina (prodotto a base di carne) marchigiana. Rispetto al luglio 2000 quando è iniziato il lavoro di catalogazione a livello regionale i prodotti salvati sono più che raddoppiati grazie all’impegno degli imprenditori agricoli nel recupero delle tradizioni. Un risultato – continua la Coldiretti – finalizzato a proteggere dalle falsificazioni e a conservare anche in futuro nella sua originalità il patrimonio gastronomico nazionale che rappresenta una componente determinante per la competitività del Made in Italy. Un patrimonio che dall’estate 2008, grazie anche all’azione della Coldiretti, è stato dichiarato per decreto come espressione del patrimonio culturale italiano. Una ricchezza nazionale che comprende – precisa la Coldiretti - prodotti ottenuti secondo regole tradizionali protratte nel tempo per almeno 25 anni e metodiche praticate sul territorio in modo omogeneo. Dai fagioli zolfini toscani al formaggio puzzone di Moena del Trentino, dai lampascioni sott'olio pugliesi al pane carasau della Sardegna, dalla grappa veneta alla porchetta di Ariccia nel Lazio, l’elenco riguarda una vasta gamma di prodotti che divengono i più apprezzati souvenir delle vacanze. La mappa regionale delle specialità - sostiene la Coldiretti – non costituisce soltanto un utile riferimento per i consumatori particolarmente attenti alla gastronomia, ma è in grado anche di attivare un importante indotto turistico enogastronomico che vale cinque miliardi di euro. C'è dunque – sostiene la Coldiretti – l'opportunità di valorizzare un patrimonio ad alto valore culturale e alimentare e, nello stesso tempo, di dare un riconoscimento del quotidiano impegno degli imprenditori agricoli nell’offerta ai consumatori di prodotti la cui qualità e genuinità è garantita da rigorosi disciplinari. Molti dei quali – continua la Coldiretti - possono essere acquistati nelle oltre cinquantasettemila aziende agricole che vendono direttamente i propri prodotti o gustati comodamente nei diciottomila agriturismi italiani nei quali trovano ospitalità quattro milioni di turisti durante l'anno. Tra le Regioni che possono vantare il maggior numero di prodotti tradizionali censiti – conclude la Coldiretti - figurano la Toscana, con 455 prodotti, seguita da Veneto con 371, dal Piemonte con 366, dal Lazio con 341 e dalla Campania con 330. La Gazzetta del Mezzogiono
L’urlo arriva da Massafra, ma anche nelle vicine campagne di Palagiano e Castellaneta il pericolo esiste. Stiamo parlando dell’invasione delle arvicole, un roditore, senza coda e dal muso allungato, che scava gallerie fino a 40 metri di lunghezza e che si ciba delle radici delle piante, privilegiano quelle degli agrumi. E’ proprio tra Palagiano e Massafra che si concentrano i più grossi raccolti di agrumi della provincia ionica. Raccolti che, se non sarà presa subito una soluzione, rischiano di essere danneggiati irrepera-bilmente a danno dell’intera economia locale. Le prime segnalazioni risalgono allo scorso anno, quando alcuni agricoltori, anche per il tramite delle associazioni di categoria, fecero notare la presenza di quei roditori. Oggi il fenomeno si accentua e raggiunge livelli preoccupanti perchè il numero delle arvicole cresce spropositatamente. “Sono giunte qui dopo l’alluvione del 2005 - ci racconta Fernando De Florio, agricoltore e socio Cia - e con gli anni, anche per l’assenza in molte zone di interventi di aratura, hanno potuto proliferare incondizionatamente”. In un territorio già compromesso da altri fenomeni, come quello della tristeza, l’invasione di queste talpe getta un nuovo allarme. C’è chi ha pensato di fare da sè, allagando i terreni, ma questo allontana i roditori solo per qualche tempo e, anzi, ne favorisce il ritorno perchè con un terreno più morbido è più facile per loro scavare le gallerie. C’è chi ha provato ad usare del grano avvelenato, ma anche in questo caso il sistema funziona solo per breve tempo, perchè le arvicole si spostano nelle zone limitrofe. Persino l’idea dei gatti non funziona, perchè i roditori sono così tanti che i felini non ce la fanno. Senza un intervento globale e tempestivo si rischia, in 4/5 anni, di distruggere tutti gli agrumeti dell’area occidentale ionica. Un rischio che non si può correre. “Una buona derattizzazione risolverebbe il problema - spiega De Florio - ma i costi sono alti. Solo un intervento pubblico può aiutare gli agricoltori”. tratto da Taranto Sera
Prelibatezze gastronomiche ed antichi sapori. Da oggi, mercoledì 25 giugno (inaugurazione alle ore 18.00) a domenica 29, parte a Massafra la fiera del gusto. In piazza Caduti in Nassiryia, nei pressi di viale Magna Grecia, vi aspettano numerosi stand di prodotti tipici della tradizione locale adibiti a vendita e degustazione. È un'iniziativa dell'Assessorato alle Attività produttive retto da Floriano Convertino. Sempre nell'ambito della fiera, sabato 28 giugno, alle ore 21, avrà luogo il 1° concorso "Futura Miss Nazionale" riservato alle bambine e alle adolescenti dai 6 ai 14 anni. Apertura stand: tutti i giorni dalle 19 alle 22. Domenica dalle 10 alle 13; dalle 19 alle 22.
L’assemblea indetta dal Tavolo Verde domenica 4 novembre scorso presso il Teatro Comunale di Massafra ha visto la partecipazione attiva degli agrumicoltori locali e l’interesse
insieme come si coltiva una particolare varietà di arance chiamate “Navelina”, partendo dal campo di raccolta per scoprirne tutte le caratteristiche e le proprietà. Poi si passerà in uno stabilimento locale per vedere tutte le fasi della lavorazione degli agrumi,prima di arrivare sulle nostre tavole. Si parlerà anche di clementine, i famosi agrumi senza semi di cui il territorio che si affaccia sul golfo di Taranto è il maggioreproduttore italiano. Il nostro “morbido” conduttore ci porterà infine tra piatti e curiose ricette a base di arance e agrumi.